Affare "Caubère"
Il discorso della tauromachia,

"RICOPRILO DEL SILENZIO DEGLI ANIMALI !" "

Storico
Teatro impostura o elogio delle menzogne e della turpitudine
Comunicato stampa : Il discorso della tauromachia, "Recoprilo del silenzio degli animali !"
Venerdì 14 novembre 2003 al « Théâtre du Rond-Point » alle 19.00 : Diffusione di volantini / Presenza silenziosa / Catena umana
Lettera aperta al Signor Jean-Michel Ribes, direttore del « Théâtre du Rond-Point »

Storico
di Alain Camisuli
10 settembre 1989 :

Il torero Christian Montcouquiol (alias Nimeño II), rimane ferito da un Pañolero, un toro che egli toreava nelle arene di Nîmes. Resterà paralizzato

Novembre 1991 :

Non potendo più toreare, egli si suicida impiccandosi.

Giugno 2002 : “feria” di Pentecoste a Nîmes – Chiostro dei Gesuiti

Nel quadro del cinquantesimo anniversario della “feria” di Nîmes e di quello di “Incontro di tauromachia e cultura” (organizzato dal Comitato Regionale della Cultura) la proposta di lettura al pubblico porta l’attore Philippe Caubère a rendere omaggio a Nimeño II leggendo un estratto di “Recouvre-le de lumière” (Ricoprilo di luce), il libro scritto dall’ex torero Alain Montcouquiol, fratello maggiore di Christian

2003 :

Caubère trasforma le sue letture in uno spettacolo e, sia nelle arene che nei teatri, porta durante tutto l’anno la sua propaganda sulla tauromachia in generale e la corrida in particolare. Così da Nîmes a Parigi, passando da Arles, Carcassonne, Fréjus, Cannes, Lyon, ecc., egli si fa ambasciatore cosciente, sotto copertura “dell’amore fraterno”, di un atto sadico e vile.

Arena di Fréjus : domenica 17 agosto 2003 - Azione della F.L.A.C / CAC 83

Essendo riuscito a salire su un palo sostenente i fari di illuminazione situato all’interno delle arene, attaccato ad una ventina di metri dal suolo, un militante della F.L.A.C. ha interpellato l’attore allo scopo di instaurare un dialogo su uno spettacolo che, occultando la realtà della corrida, contribuisce a banalizzare la violenza e la crudeltà.
Particolarmente disturbato da una situazione non abituale, l’attore ha alla fine deciso di annullare il suo spettacolo e di denunciare la F.L.A.C. (Affare da seguire…)

Ha detto: dal testo di Moncouquiol :

Che " è uno dei più belli recitativi sulla paura, il coraggio, il teatro, la morte e la fraternità che ci sia mai stato dato da molto tempo.

Ha scritto :

Nel suo articolo pubblicato su « Le Monde » di giovedì 28 agosto 2003 con il titolo “E’ proibito di proibire”: “...avevo sinora scelto la posizione di dichiarare il mio rispetto di questa pazza causa (la pazza causa = lotta anticorrida!) ma mi sono sentito quella sera ben punito per questa mia demagogia. Io risento per questi “difensori”, e lo dico apertamente, solamente del disgusto e odio eterno.
Non ascolterò mai più i loro miserabili argomenti, le loro spiegazioni arruffate, i loro piagnistei « pétainistes ».(ndt: regime francese d’accordo con i nazisti nell’ultima guerra mondiale) Durante la mia gioventù, a Aix-en-Provence,i militanti comunisti mi hanno insegnato che con i nazisti o i fascisti non si discute. Nei miei bagali per il giro artistico, in vista delle prossime serate consacrate ai fratelli Montcouquiol,inserirò, senza dirlo, una mazza da baseball che mio fratello più giovane, David, ha dimenticatoa casa mia. Il prtoblema-ma non ripetetelo-è che non ho ancora oggi ben compreso a cosa ciò dovesse servire.

Dopo Nîmes (venerdì 5 giugno nell’arena e nel bel mezzo della « feria » di Pentecoste) ed Avignone (24 maggio al Théâtre du Chêne Noir) l’attore Philippe Caubère sceglie Carcassonne e la sua Cité per rendere omaggio al torero Nimeño II (alias Christian Montcouquiol) che, dopo essere stato ferito nell’arena nel 1989, si suicidò nel 1991 perché non poteva più toreare.

L'attore Caubère porta di città in città, di arena in teatro, la parola della tauromachia molto più e meglio di non importa quale altra propaganda visto che recita in un ambito fraterno riprendendo il testo di Alain Montcouquiol, fratello del sunnominato ed anziano torero lui stesso, nel suo libro: "Recouvre-le de lumière"(Ricoprilo di luce).

Caubère prevede 20 rappresentazioni al Théâtre du Rond-Point a Parigi alla fine del 2003, prima di partire per la Svizzera nel 2004. Va a provare di convertire gli Svizzeri!

Teatro impostura
o elogio della menzogna
e della turpitudine
- Far tacere la necessaria ribellione di fronte al delitto
- Far tacere la legittima indignazione di fronte alla tortura
- Anestetizzare le coscienze
E’ come inventare l’irresponsabilità e divenire uno dei vettori della decadenza e dell’oscurantismo

La corrida non è una FATALITA’

INSIEME diciamo NO alla disinformazione
INSIEME diciamo NOa qualsiasi propaganda per una pratica sanguinaria che la legge condanna implicitamente.
INSIEME ritorniamo ad essere dei cittadini liberi ed emancipati di fronte all’integrismo ed al fanatismo dei zelanti della corrida ed al ditirambo magniloquente dei media ai piedi della lobby della tauromachia.

NO alla sottocultura!
NO all'incultura!
NO alla corrida!
Qui ed altrove!

Il discorso della tauromachia,
"RICOPRILO DEL SILENZIO DEGLI ANIMALI !"
Comunicato stampa
del 6 novembre 2003

Ultima ora !
Il giornalista Jean-Marc Stricker ha dichiarato sulle onde di France Inter di essere totalmente solidale su questo comunicato.

"(...)"(...) Per concludere questa cronaca, una informazione più importante di tutte quelle che la hanno preceduta.
Ho ricevuto dalla “Fédération de Liaisons Anti Corrida” un comunicato sul quale sono totalmente solidale.

Questo comunicato denuncia con calma ed argomenti irrefutabili l’opera drammatica attualmente in tournée, intitolata "Recouvre-le de lumière", uno spettacolo di Philippe Caubère, in omaggio al torero Nimeño II.
Ancora un tentativo artistico-intellettuale-mediatico che non fa altro che valorizzare la pratica barbara e degradante che è la corrida.
Molto meno diplomatico della Fédération Anti Corrida, io avrei una sola frase :

"BOICOTTIAMO QUESTO SPETTACOLO ! "

Da parte mia ho già risposto al suo invito per la prima a Parigi che non andrò mai ad assistere all’apologia di un boia! "


Noi, associazioni membro della F.L.A.C ed associazioni simpatizzanti reagiamo alla banalizzazione ed ancor più alla valorizzazione della CORRIDA, generata dalla tournée dell'opera teatrale :

"Ricoprilo di luce"
testo di Alain Montcouquiol, adattato e recitato da Philippe Caubère in omaggio al torero Nimeño II (Christian Montcouquiol).
Storia di questi due fratelli toreri e della loro passione comune, che l’autore scrisse dopo il suicidio di suo fratello minore. Questi non poteva sopportare di non poter più toreare dopo essere stato ferito nell’arena ed essere rimasto paralizzato.

  • Noi siamo sensibili al dramma umano vissuto dall’autore. Rispettiamo il principio della sua testimonianza, ma peraltro ne denunciamo gli elementi condannabili.
  • Noi denunciamo tutto quello che, all’interno ed attorno a questo spettacolo ed alla sua tournée, concorre a rendere innocente, difendere, valorizzare la pratica barbara della corrida che si inscrive in un insieme più vasto di compiacenze e di complicità artistiche, intellettuali e mediatiche, insieme che costeggia la propaganda e contribuisce a:
    - rinforzare il radicamento della corrida in tutto il sud della Francia (dove essa potrebbe essere tollerata – in virtù della legge del 1951- nelle sue località storiche in mancanza di essere interdetta);
    - di farne la promozione nelle regioni del nord.

    Più precisamente :
    - la genesi dell’opera e l’intenzione dichiarata da Philippe Caubère, le sue dichiarazioni nei programmi e presso i media, il fatto che, invitato da clubs taurini, egli accetti di recarvicisi;
    - la messa in scena ;
    - il contesto delle rappresentazioni (arene nel quadro di una « feria » e teatri) ed anche il fatto che ad oggi, alcun teatro ospitante non affigga un avvertimento agli spettatori, una riserva, un semplice richiamo della legge (art. 521-1 del Codice Penale ed il suo capoverso 3);
    - le compiacenze da parte dei media ;

Di conseguenza :

  • noi domandiamo :
    - ai teatri ospitanti di affiggere nei programmi ed all’entrata un avvertimento comportante particolarmente un richiamo alla legge.
    - ai giornalisti e critici specializzati di avere l’identica preoccupazione deontologica.
    - Ci riferiamo al manifesto "Proteggere la libertà dell'artista" pubblicato nell’autunno 2002 dall’osservatorio della libertà di espressione in materia di creazione sotto l’egida della Lega per i diritti dell’uomo”, secondo il quale : " E’ compito dei mediatori e cioé degli editori, dei direttori di pubblicazioni, dei commissari alle esposizioni, dei produttori, dei diffusori, dei critici, di prendere le loro responsabilità alla volta di fronte agli autori e di fronte al pubblico: l’informazione al pubblico sul contesto (storico, estetico, politico) e sull’impatto del contenuto dell’opera, quando questo può creare un problema, deve sostituire ogni forma di interdizione od ogni forma di sanzione in ragione del contenuto dell’opera.

  • Noi facciamo un appello a manifestare questo biasimo davanti i teatri ospitanti, prima e dopo le rappresentazioni, attraverso una presenza silenziosa e rispettosa degli spettatori (con i quali potremo conversare dopo lo spettacolo.)

Per la F.L.A.C
Il Vicepresidente
Alain Camisuli

Il discorso della tauromachia
Ricoprilo del silenzio degli animali !

"Ricoprilo di luce" è un testo di Alain Moncouquiol, adattato e recitato da Philippe Caubère "in omaggio a Nimeño II" (Christian Montcouquiol). E’ la storia di questi due fratelli toreri e della loro comune passione, che l’autore scrisse dopo il suicidio del fratello più giovane. Quest’ultimo non aveva sopportato di non poter più toreare essendo rimasto paralizzato a seguito di una ferita subita nell’arena nel 1989.

Sensibili al dramma umano vissuto da Alain Montcouquiol, che ha il diritto di raccontarlo, vogliamo però denunciare tutto ciò che, nella sua testimonianza e ancor più attorno e nello spettacolo di Caubère e della sua tournée constituisce una :

APOLOGIA DELLA CORRIDA !

APOLOGIA !

Nimeño II non è un personaggio inventato. Lui e suo fratello hanno realmente fatto soffrire degli animali sino alla morte.
Ma qui, nessuna riserva, nemmeno una allusione, su questa colpevole responsabilità (anche se ad oggi non lo è legalmente).
Al contrario, lo spettacolo è « in omaggio a Nimeño II" e non "in memoria di Christian". Caubère, aficionado, non si cura della sofferenza animale. Ammiratore sin dal 1976 di Nimeño II " questo uomo fragile danzante innanzi a dei mostri, davanti la morte”, gli dedicherà degli spettacoli dopo il suo suicidio (1991) ed assisterà alla promozione del libro “Recouvre-le de lumière" (1997) nei club taurini parigini.
Malgrado le prime manifestazioni contro il suo spettacolo, egli accetta con Alain Montcouquiol, un trofeo da parte di un club taurino pro corrida, quello di un allevatore di "toros bravos" ed in presenza di matadors che si esibiscono in questa occasione (5 ottobre 2003 - Istres)
.
APOLOGIA !

Lo spettacolo viene presentato nelle arene del sud ed inscritto nel programma delle « ferias » (Nîmes, Fréjus, Arles etc.) Ma anche nei teatri di tutta la Francia e fino alla Svizzera.
Al di là dell’elogio di un torero, Caubère vuole valorizzare la corrida avvicinandola al teatro: egli pretende che essa è “Antenata del teatro, della tragedia” ma soprattutto “una vera opera drammatica” in cui “la bellezza, quella vera, quella dell’uomo e della natura, non quella che è il frutto di una ricerca estetica attiene alla sua verità, alla sua forza” e secondo lui al rischio incorso da questo attore, questo artista particolare che è il torero.

Obbiettivo : Far passare, più facilmente di non importa quale altro tauromaniaco, l’argomento della corrida come catarsi, come sbocco alla violenza, quando essa, al contrario, è violenza reale e soprattutto menzogna su questo tipo di violenza!

APOLOGIA !

Solo, al centro di un cerchio di luce (bracieri e candele), Caubère si impegna “a far immaginare l’arena in un teatro convenzionale...” (e quante volte si è letto, a proposito di tale spettacolo: “Caubère solo nell’arena.”!)

La scenografia instilla nello spettatore una immagine mentale menzognera che resterà interiorizzata : quella inerente all’apologia della corrida quale combattimento pericoloso di un uomo solo contro una “belva”.
Se la morte di quest’ultima viene evocata – e non la sua sofferenza che viene elusa – lo si fa per mettere in evidenza quella rischiata dall’uomo.

Questa furberia è accentuata in fine di spettacolo: l’attore accende il contorno di una testa di toro, sagoma ingrandita e sopraelevata, come idolatrata.

Idéalizzato (la pericolosità) o simbolo (la passione bruciante della "lidia"), il toro è così privato della realtà corporale suscettibile di far ricordare la sua vera sorte: la sua dominazione da parte degli uomini, il suo supplizio.


Il crimine della corrida :
SVESTILO DELL’ALIBI DI LUCE !

La corrida è la trappola tesa intelligentemente da tutta una squadra di esperti allenati (picadors, banderilleros, matadors ed i loro assistenti) nella quale il toro, allevato e selezionato a questo riguardo, viene messo dopo essere stato tolto al suo ambiente naturale e dove non può che subire, sino alla morte, la quasi superpotenza dei suoi carnefici.

I cavalli, a loro volta, sono maltrattati e possono essere gravemente feriti. Nella corrida a piedi, il cavallo del picador, munito di una protezione imbottita, riceve la carica del toro. Nella corrida equestre, il cavallo del « rejoneador » è molto agile ma senza alcuna protezione.

Trattando dell’allenamento ed a fortiori dell’apprendimento, indispensabili, le sofferenze inflitte ai torelli (ed ai cavalli nella corrida equestre) sono probabilmente le peggiori, innumerevoli e ben nascoste al pubblico.

E’ nelle scuole taurine e nei “festival” che si produce l’altra violenza, più grave ancora: quella psichica, che riguarda i ragazzi e gli adolescenti apprendisti torero; mescolanza più o meno perversa della banalizzazione, della negazione ed il disconoscimento della crudeltà dei loro atti. Ragazzi che ritroviamo anche, in numero maggiore, sui gradini quali spettatori, più o meno ben integrati al fenomeno di gruppo proprio dell’ “aficion” che facilita la trasgressione dell’interdizione morale.

In Francia, questa pretesa tradizione è anacronistica sin dalla sua introduzione circa 150 anni or sono.

Illegale all’inizio, essa sussiste grazie ad una triste legge del 1951 secondo la quale il Codice Penale sanziona le “sevizie gravi e gli atti di crudeltà” sull’animale, ma esclude “le corse di tori qualora una tradizione, locale ed ininterrotta, possa essere evocata” (Art. 521-1 paragrafo 3).

Da allora, questa tolleranza eccezionale è sovente cambiata in apologia !

Lo spettacolo di Philippe Caubère si inscrive in questo insieme che confina con la propaganda, con le sue compiacenze e le sue complicità artistiche, intellettuali e mediatiche (senza parlare degli opachi interessi economici). Egli contribuisce a rinforzare l’installazione della corrida in tutto il sud della Francia (dove, in difetto di essere interdetta essa dovrebbe essere unicamente tollerata nelle sue località storiche in virtù del Codice Penale) ed a promuoverla nel nord.


Libertà ma anche responsabilità dell'artista e dei diffusori !

Questa apologia potrebbe essere, se non rivelata, almeno imbrigliata da parte dei responsabili dei teatri ospitanti, attraverso un avviso al pubblico marcante una distanza critica, di loro competenza, comportante almeno un richiamo alla legge.

Noi domandiamo loro, così come ai giornalisti e critici specializzati, di tenere un atteggiamento deontologico, che non è censura “politicamente corretta” ma, al contrario, una apertura al dibattito. Ci riferiamo naturalmente al manifesto “Proteggere la libertà dell’artista” pubblicato nell’autunno 2002 dall’osservatorio della libertà di espressione in materia di creazione, sotto l’egida della Lega dei diritti dell’Uomo, secondo il quale: “E’ compito dei mediatori, cioé gli editori, i direttori di pubblicazioni, i commissari delle esposizioni, i produttori, i diffusori, i critici, di assumere le loro responsabilità sia di fronte agli autori, sia di fronte al pubblico: l’informazione al pubblico sul contesto (storico, estetico, politico) e sull’impatto del contenuto dell’opera, quando questi pongono probermi, deve sostituire ogni forma di interdizione od ogni forma di sanzione in ragione del contenuto dell’opera.

NON ACCETTATE QUESTA APOLOGIA

Noi ci richiamiamo inoltre al discernimento ed alla responsabilità dei cittadini, spettatori potenziali, allo scopo che essi non si lascino imbrogliare dal “si ama o non si ama”, relativismo pericoloso che vorrebbe anestetizzare le loro coscienze, mettendo sullo stesso piano etico i complici (aficionados) di un crimine e quelli che non lo sono.

Lettera aperta al Signor Jean-Michel Ribes,
direttore del « Théâtre du Rond-Point »
Associazioni firmatarie :
Association Française et Internationale de Protection Animale (A.F.I.P.A.),
Collectif Anti Corrida de Fréjus (C.A.C. 83),
Comité Radicalement Anti Corrida (C.R.A.C.),
Convention Vie et Nature pour une Écologie Radicale (C.V.N.),
Fédération Agissons,
Fédération de Liaison Anti Corrida (F.L.A.C.),
Groupement de Réflexion et d'Action Animal Libération (G.R.A.A.L.),
Mouvement Chrétien pour l'Écologie et la Protection Animale (M.C.E.P.A.),
Olga France

Associations soutiens :
Association Bourdon,
S.O.S Grand Bleu.

Signor Ribes,

Le sere del 13 e 14 novembre, alcuni gruppi di persone rappresentanti le associazioni firmatarie di questa lettera, si sono riuniti davanti al Suo teatro per una PACIFICA distribuzione di volantini che informavano sul contenuto dello spettacolo di proselitismo tenuto da Philippe Caubère "Recouvre-le de lumière" (Ricoprilo di luce), ospitato a vostra cura dopo aver fatto il giro delle arene di Francia.

Entrambe le volte Lei è venuto da noi, non per discutere, anche se Lei si diceva “aperto al dialogo”, ma per aggredirci verbalmente. Riscoprendo il vecchio cliché degli aficionados, ci avete servito una variante della loro domanda abituale “Come potete criticare la corrida visto che non ci siete mai andati?”, chiedendoci “Come potete criticare uno spettacolo che non avete visto? Questo non parla di corrida.

Signor Ribes, se anche non l’avessimo visto, noi abbiamo letto.
Noi abbiamo letto il libro di Alain Montcouquiol, il sottotitolo dello spettacolo « omaggio al toreador Nimeño II », le critiche teatrali “Recouvre-le de lumière è senza dubbio la grande recita della tauromachia in lingua francese » secondo Le Canard Enchaîné del 9 luglio 2003, Philippe Caubère stesso che fa continuamente riferimento alla corrida nelle sue interviste. Abbiamo letto le sue dichiarazioni alla stampa taurina. Abbiamo letto i suoi scandalosi e diffamatori propositi su Le Monde del 28 agosto 2003: “ Avevo sino ad ora scelto la posizione di dichiarare il mio rispetto al riguardo di questa causa debile. Quella sera mi sono sentito ben punito della mia demagogia. Ora risento per questi “difensori” unicamente che disgusto e, lo dico apertamente, odio irriducibile. Non ascolterò più i loro miserabili argomenti, le loro spiegazioni arruffate, i loro piagnistei petainisti (ndt praticamente ci tratta da collaboratori dei nazisti)... I militanti della Lega comunista mi hanno insegnato che con i nazisti od i fascisti non si discute.”

Abbiamo anche inteso oltre che letto. Noi l’abbiamo intesa, Signor Ribes, giovedì 13 novembre, confessare di non conoscere la storia del Tibet ad una della nostre sostenitrici che Le spiegava di essere anche impegnata per la causa tibetana, e dichiarare pubblicamente:
"Ci sono delle cause molto più importanti del popolo tibetano che non è certo quello che si deve lamentare di più. Ci sono dei popoli superiori agli altri. Non rimane che fare una corrida con i tibetani.
Noi l’abbiamo intesa sfidare la legge condannante gli atti di crudeltà che noi le ricordiamo.

Lei ha così chiaramente appoggiato la segregazione razziale. Lei diffama, Lei insulta, Lei nega a chi non la pensa come Lei il diritto di eprimersi.
Attraverso il vostro modo di agire, Signor Ribes, Lei si mette nel campo di quelli che Lei pensa di combattere : il campo dei totalitaristi.

Dobbiamo forse ricordare, a Lei « uomo di cultura », che è grazie alla volontà di Franco, il quale riceveva i matadors, che la corrida ha ripreso il suo splendore in Spagna. Che essa si è sviluppata in Colombia, paese conosciuto come non molto democratico?
E se Hemingway e Picasso erano amanti della barbara tauromachia, da parte nostra preferiamo Victor Hugo, Émile Zola, Romain Gary, Théodore Monod, Albert Jacquard, Jacques Derrida che ci si opponevano e che si oppongono.

Con essi, il 73% dei francesi si pronunciano CONTRO la corrida, come dimostra un recente sondaggio SIFRES realizzato in 6 paesi europei dalla Fondazione Weber.

Niente ci impedirà di esprimerci poiché noi abbiamo il diritto ed il dovere di dire che gioire della tortura, della sofferenza e della morte di un essere vivente, uomo od animale, è semplicemente osceno e mostruoso.
Per dire, a Lei che pretende di invitare i ragazzi nel suo teatro, che i ragazzi portati alla corrida durante “ studi sulla cultura spagnola” ne subiscono il traumatismo; gli specialisti sono d’accordo nel dire che la corrida è una perversità e viene considerata tra gli spettacoli violenti dunque traumatizzanti per il bambino.

Non Le parleremo dei fondi pubblici abusivamente attribuiti al finanziamento delle corride per riempire il deficit, né delle diverse frodi, ci accontentiamo per ora di parlarle unicamente di etica.

Saremo dunque, ogni volta che sarà necessario, sempre dove bisognerà essere per informare il pubblico su queste realtà.

Se noi possiamo rispettare la storia dolorosa scritta da A. Montcouquiol, noi dobbiamo però denunciare il doppio discorso di Philippe Caubère che prende a pretesto questo dramma per glorificare la corrida. E deploriamo che, assieme ad altri media, Lei partecipi a questa sinistra mascherata e Lei gli presti un luogo prestigioso come il “Théâtre du Rond-Point ».
Vogliamo comunque donarle una possibilità di ravvedersi. Le proponiamo, così come a Philippe Caubère, un dibattito pubblico e democratico, attorno alla proiezione del documentario "Le film de la honte" realizzato da Thierry Hély nell’agosto 2000, testimonianza edificante sulla tortura legata alla tauromachia.

E vi invitiamo entrambi a seguire con noi a Bruxelles, lunedì 24 novembre 2003, la sessione del Tribunale Penale Internazionale dei diritti dell’animale contro le corride in Europa. Sin d’ora il deputato europeo francese Yann Wehrling ha accettato di testimoniare alla tribuna. Tutti i paesi d’Europa saranno rappresentati. Saranno presenti le associazioni Groupement de Réflexion et d'Action Animal Libération (G.R.A.A.L.), Fédération Agissons, mentre il Comité Radicalement Anti Corrida (C.R.A.C.) e la Fédération de Liaisons Anti Corrida (F.L.A.C.) hanno sporto denuncia contro i ministeri francesi interessati, complici della lobby taurina.

Per concludere citeremo il Professore Théodore Monod, che rifacendosi alla celebre massima di Alphonse de Lamartine (1), diceva: “Non si tratta degli animali o degli uomini, si tratta degli animali e degli uomini. Non è A o B, ma è A+B. E credo che per quelli che ci rimproverano la nostra azione non sia né A, né B”.

Non si sbagli di avversario, Signor Ribes e si risollevi perché l’uomo che Lei ci ha fatto vedere quelle due sere non era certo glorioso...

"Si può giudicare la grandezza di una nazione dalla maniera in cui essa tratta i suoi animali (Mahatma Gandhi). No comment...
(1) "Non abbiamo un cuore per gli umani ed uno per gli animali, abbiamo un cuore o non ce l’abbiamo ».