Somario
storica

La corrida :
quali origini?
I primi giochi taurine
Nascita della corrida
Espansione della corrida
Giochi taurini in Francia
Introduzione della corrida
COMMISSIONE ETICA E STORICA
Responsabile : Alain Camisuli

LA CORRIDA: QUALI ORIGINI?

L’assenza totale di fonti prima del XI secolo ha permesso le interpretazioni le più diverse sulle sue origini

Origini mussulmane ?

Questa prima tesi attribuisce la paternità dell’invenzione dei combattimenti con i tori ai mussulmani che occuparono la Spagna durante sette secoli (dal VIII al XV). Questa tesi fu abbandonata nel XIX secolo.
Condannati dalla Chiesa, i combattimenti erano praticati da una popolazione non cristiana. Sarebbero quindi specifici alla Spagna perché nessuna altra regione dominata dai Mussulmani esercita questa pratica.

Origini romane ?

Al XVIII secolo, un interesse crescente per l’Antichità attribuisce l’origine della corrida ai Romani. Questa tesi, sostenuta ancora oggi, confonde analogia e filiazione e dimentica il fatto che ben altri animali furono combattuti.
In effetti, l’immaginario popolare non fa che molto raramente, per non dire mai, referenza a degli scontri tra degli uomini e dei tori. I bellicosi combattevano delle belve quali i leoni e gli orsi e non si misuravano agli erbivori per i quali il qualificativo di belva è improprio.
Infine, poichè essi credevano ad una origine romana, gli aficionados del XIX secolo installarono la tauromachia, soprattutto in Francia, nelle arene restaurate. Peraltro nessuna spiegazione viene fornita in merito alla propagazione.

Origini cretesi ?

Nel 1900, il professore di storia delle religioni dell’Università di Madrid, Angel ALVAREZ AIRONDA, scrisse la sua tesi sui miti e i riti del toro nel Mediterraneo. La corrida deriverebbe dai giochi minoici (acrobazie con i tori). Questa teoria, che deriva dall’amalgama, è per gli aficionados il postulato che tutto quello che riguarda il toro è più o meno relativo alla corrida. Ancora una volta nessuna spiegazione viene fornita sulle modalità du propagazione.

Il culto di Mitra ?

Questo culto fu rivelato dai lavori di CUMONT e trasformato in rito di tauromachia da BARONCELLI nel 1924 e MONTHERLANT nel 1926. Secondo quest’ultimo, si trattava di immolare un toro e di rigenerarsi con una doccia di sangue dell’animale sacrificato. Rivestendo la sua pelle, si assorbivano le sue virtù al fine di salvare il sole ed il mondo! (amalgama con il “taurobolium”, un sacrificio espiatorio nei culti di Cibele e di Mitra) In realtà, questo culto che disparve già dal IV secolo sacrificava volatili, maiali, capre e raramente dei tori. Inoltre, la penisola iberica non fu affatto attinta da questo culto del Sole (e non del toro) che si estese piuttosto in Italia (Venezia) ed attorno a tre grandi fiumi europei: Reno, Danubio e per una infima parte il Rodano.
Da combattimento, la corrida diventa un rito.

Origini preistoriche ?

Il Conte di LAS NAVAS (1855-1935) spinge la volontà di vedere un’origine della corrida intimamente legata con le origini stesse dell’umanità facendo riferimento alle cacce preistoriche dell’uro. L’autore non passa forse intenzionalmente sotto silenzio il fatto che, nella Preistoria, la caccia era necessaria alla sopravvivenza? (E non solamente la caccia all’uro). Niente a che vedere con la corrida organizzata per lucro e per divertimento.

Conclusione

“La maggior parte degli aficionados desidera dare alla corrida delle radici nel tempo per farne una tradizione e contrare gli oppositori, strategia evidente in Francia ove l’introduzione è recente. Affermando una filiazione tra Creta, Mitra, la Provenza e la Spagna, essi intendono sostenere che la corrida fa parte della profonda cultura dei “popoli del Midi” (sud della Francia).
Fonte: “La corrida” di Elisabeth HARDOUIN-FUGIER / Eric BARATAY – Collezione “QUE SAIS-JE” pagina 6.


I PRIMI GIOCHI TAURINI

I primi giochi taurini e cavallereschi nascono verso il 1100-1200 in un contesto preciso. La nobiltà che guerreggiava a cavallo, vi vide una eccellente possibilità di allenarsi. Mal conosciuti nel XVI secolo, questi giochi hanno luogo in numerose occasioni (feste per celebrare l’arrivo di un personaggio importante, canonizzazione di un santo...). Si attrezza per la circostanza la “plaza” (piazza) con dei gradini in legno.
Si distinguono due forme di combattimenti :
  • Lanzala : Il toro carica il cavaliere. Questo ultimo lo attende e lo uccide di un colpo netto perforandogli il cervello con il suo giavellotto.
  • Rejon : Basato sulla astuzia e la schivata del cavaliere. Combattimento particolarmente mortale per tutti i protagonisti dove il sangue e gli intestini uscivano a fiotti e dove l’odore degli escrementi e del carnaio imbevevano i luoghi.

Nel 1700, il nipote di Luigi XIV, il principe Filippo V, è sul trono di Spagna. I Borboni sono molto riservati su questi spettacoli. L’aristocrazia segue l’attitudine della famiglia reale. Parallelamente a questa tauromachia coesiste una tauromachia pedestre e popolare. Molto poco codificata, essa viena praticata durante le feste religiose. Tormentato da una folla in delirio che si scatena, il toro subisce gravi sevizie.
In altri paesi, quali l’Inghilterra o l’Italia, i tori sono parallelamente vittime di atrocità.
Queste pratiche si iscrivono peraltro in una attitudine generale di crudeltà verso l’animale (asini bastinati a morte, capre precipitate dall’alto di un campanile, volatili decapitati...) La Spagna continua ancora oggi in queste usanze di un’altra era.


NASCITA DELLA CORRIDA

Nel XVI secolo, a Siviglia, alcuni impiegati dei macelli si divertono a inseguire e schivare i tori prima di ucciderli. A poco a poco si formano le tecniche della schivata e della stoccata a piedi. Collocata sui tetti, la folla assiste a questo spettacolo con grande disappunto delle autorità. Queste ultime tentano durante due secoli di interdire queste pratiche allo scopo di porre un termine ai danni causati. Questi spettacoli sono organizzati anche nelle città dell’Andalusia, di Castiglia e di Navarra. A poco a poco, questo divertimento diviene una professione a tempo pieno. I primi toreri pagati sono anziani impiegati dei mattatoi. Una usanza vuole che l’ultimo toro sia dato alla folla che lo massacra allegramente! !

Dal 1730 al 1750, la corrida si codifica. Appaiono i tre “tercios” e soprattutto i passaggi con l’aiuto della muleta. Le prime arene fanno la loro apparizione. Da semi-selvatico, il toro diviene domestico e conosce le prime selezioni genetiche per farne un combattente adeguato. In primo luogo, si tratta di allevamenti fatti da religiosi (Dominicani, Certosini). Tuttavia gli allevamenti laici impongono la supremazia del toro andaluso. Il caro acquisto di questi animali impone di ridurne il numero in una corrida. Al contrario i ronzini dei “picadors”, che servono solo a prendere dei colpi, non hanno alcun valore commerciale.


ESPANSIONE DELLA CORRIDA

America, Europa, Africa

I conquistatori spagnoli introducono i giochi taurini in America Centrale e del Sud. Nel 1529 il “conquistador” CORTES vi importa i tori. Più ancora che in Spagna, la tauromachia ha il sostegno della chiesa. Gli indigeni l’apprezzano e vedono in essa un rimpiazzo ai loro riti. Peraltro essa resterà vivace solamente nelle terre fortemente ispanizzate.
Altre regioni o colonie spagnole le sono feermamente opposte (Canarie – al di fuori di qualche corrida turistica - Baleari, Galizia, Catalogna).
Il Papa Cesare BORGIA intoduce la corrida in Italia nel XVI secolo.
L’Inghilterra, con una legge contro la crudeltà (1835-1837), bandisce i giochi taurini. L’Islam rifiuta la corrida, prodotto della colonizzazione, anche per motivi religiosi.

Francia

Con le descrizioni dei viaggiatori provenienti dalla Spagna, principalmente dei diplomatici e degli aristocratici, i Francesi scoprono la corrida. Alcuni vedono solo la bellezza dei costumi, l’ambiente della festa e della musica. Per altri, è unicamente una esibizione crudele adatta ad un popolo non civilizzato. Chocca la presenza di donne e bambini, garanti della sensibilità. Gli oppositori conosciuti hanno come nome: PEYROU, il barone di BOURGOIN (1797), VOLTAIRE, MONTESQUIEU.

1820: La Spagna è di moda. Si mangia spagnolo, ci si veste spagnolo. Si apprezzano le tele spagnole, la musica. Numerose opere evocano la corrida tra le quali la più celebre è Carmen di Georges Bizet. Certi romantici, affascinati dalla morte, dalla crudeltà e dalla violenza, amano la corrida. La Spagna, poco o niente industrializzata, ha saputo conservare una natura intatta e degli uomini rudi , prossimi del Medioevo. Questo ambiente esotico piace ad una parte della popolazione spaventata dal modernismo industriale e dai suoi inconvenienti.
BYRON? Georges SANDS e Victor HUGO? SONO ILLUSTRI OPPOSITORI DELLA CORRIDA.
Victor HUGO


GIOCHI TAURINI IN FRANCIA

Sino al XVIII secolo i tori camarghesi erano impiegati per i lavori dei campi. L’origine dei giochi taurini autoctoni è poco e male conosciuta. Si suppone che il tutto sia cominciato quando si è provata la necessità di marcare i tori per identificarli e dal desiderio dei paesani di misurarsi con loro.
Queste pratiche non avevano assolutamente il favore della stampa. Esse non erano confinate nelle regioni del Sud-Ovest come la Camargue e la Provenza, ma estese ad altre regioni molto più settentroniali (Parigi, Rouen). Con il passare degli anni, esse sono una dopo l’altra interdette, poi autorizzate e si può stimare che esse ricevano il sostegno incondizionato di una frangia della popolazione e delle municipalità organizzatrici.


INTRODUZIONE DELLA CORRIDA

1701

Una corsa di tori spagnoli viene organizzata a Bayonne per celebrare il passaggio di Filippo V.
Pertanto la tauromachia spagnola prende il suo veritabile inizio a partire dal 1852 con l’organizzazione di una corrida senza “picador” a St-Esprit, alle porte di Bayonne.

1853

Interdizione delle corride ufficiali; però il matrimonio di Napoleone III con Eugenia de MONTIJO, aristocratica spagnola e “aficionada” convinta, diventa la conseguenza di una autorizzazione temporanea di dieci anni.
La corrida si sviluppa in primo luogo nel Midi e nel Sud-Ovest, poi stende i suoi tentacoli sino al Nord (Parigi, Reims, Le Havre, Roubaix).
Tuttavia questa introduzione risulta laboriosa poiché essa è in contrasto con la legge Grammont. Spesso non sono delle vere corride, ma piuttosto dei giochi burleschi od un misto di pratiche francesi e spagnole. Così nel 1880, il “raseteur” Pouly de BEAUCAIRI inventa “la quadrilla”: salti, passi, posa di banderillas, coccarde e simulacri di messa a morte.

1860

La moda spagnola si sgonfia, il pubblico si rarefà.L’opposizione ha il vento in poppa, la stampa parigina ne fa largamente eco. Delle sommità precisano il loro rifiuto alla corrida ome gli scrittori CLARETIE, BLOY, MIRBEAU, ZOLA, l’universitario RECLUS, il politico CLEMENCEAU ed ancora il giornalista politico ROCHEFORT;
SEVERINE, giornalista, umanista, socialista, cristiano è l’avvocato degli oppressi, operai, donne, animali, e la bestia nera degli “aficionados”. La chiesa apporta un appoggio precoce all’opposizione.
Emile ZOLA

1890

Le corride si sviluppano di nuovo, approfittando dell’indecisione o della complicità dei politici. La S.P.A. (Società Protettrice degli Animali) intenta dei processi nei quali molto spesso perde la causa per dei motivi spesso sbalorditivi: il toro non è un animale domestico. Ma ancora meglio: le arene non sono un luogo pubblico o ancora la morte dei cavalli non è oggetto di pubblicità preliminare !!!
In ogni modo, la Corte di Cassazione non condivide i giudizi dei tribunali. Si può constatare una incapacità da parte della giustizia di fare serenamente il proprio lavoro perché la legge Grammont (1850) è adattata ai casi individuali e non alle imprese commerciali. E’ per neutralizzare questo malessere che la S.P.A., dei giornalisti parigini ed Emile ZOLA chiedono una modifica di questa legge. Nel 1900, 155 deputati presentano una proposta di legge riguardante l’interdizione di tutti i combattimenti di animali. Ne ottengono l’esame urgente: 414 voti favorevoli e 67 contrari. Ma il progetto di legge deposto rapidamente dalla commissione parlamentare è blocccato nei meandri dei lavori e non arriverà mai al voto. Un secondo tentativo fallirà nel 1911.

1920

Le corse di tori sono tassate. Ciò rinforza gli organizzatori nella loro convinzione e dona alla corrida una forma di legislazione ben compresa dalla giustizia.

1951

Il Parlamento vota un emendamento alla legge Grammont: “La presente legge non è applicabile alle corse dei tori quando può essere evocata una tradizione locale ininterrotta”. I deputati adottarono questo emendamento secondo la procedura detta “senza dibattito nè voto”. Essendo il progetto rimasto affisso alla Camera durante otto giorni e non avendo alcun eletto manifestato la sua opposizione, il Presidente dell’Assemblea sottometteva il testo, per la forma, ai deputati che l’adottarono senza dibattito nè voto! Il Senato l’adottò per 221 voti contro 42. Il relatore di questo emendamento (capoverso 4) non ha esitato ad utilizzare un solo veritabile argomento:
“Noi non andiamo, naturalmente, a dibattere qui della legittimità di queste corse. Noi non andiamo ad ingaggiare un dibattito sulla moralità o l’immoralità delle corse di tori. Io direi che c’è per noi un interesse essenziale nelle regioni meridionali affinché le corse possano essere praticate normalmente. Questo rappresenta per le nostre città del Midi delle risorse considerabili, non solamente durante l’estate, in Agosto, ma dal mese di Maggio. Noi abbiamo interesse a trattenere i turisti in Francia ed anzi a fare in modo che i turisti spagnoli vengano da noi, piuttosto che vedere questi turisti andare in Spagna e, interessati dalle corse, passare lì, in definitiva, le loro vacanze”.

Dominique JORON

MOTIVAZIONI DEGLI SPETTATORI
DI CORRIDE

Questo spettacolo, di cui gli schermi dispensano soltanto delle briciole, occultando, per la maggior parte del tempo, la crudeltà e la violenza, sicuramente incuriosisce. Esso riveste questo aspetto alle volte sulfureo di cui vanno pazze le società cosidette asettiche. Fa appello a questi fondi residui di perversione e di ambiguità che sostiene l’individuo.

Aggiungiamo a questo lo spazio virtuale contemporaneo che trasforma radicalmente i rapporti sociali, isolando sempre più l’individuo sotto copertura di falsa comunicazione.

In questo senso la corrida offre una immagine diametralmente opposta con le sue promiscuità, la sua trasgressione ai codici, questa opportunità di derogare in tutta impunità. E’ una depravazione garantita, soprattutto quando si snoda nel cuore delle “ferias” dove l’alcool scorre a fiotti.

Noi distingueremo dunque quattro grandi gruppi di spettatori dei due sessi:
1. gli “aficionados” (amatori / incondizionali della tortura)
2. i curiosi (turisti / neofiti)
3. gli snob (personalità di tutte le sfere sociali)
4. gli eletti (di tutti gli orizzonti politici)

1 – Gli AFICIONADOS”

(Circa 5.000 su tutto il territorio secondo la stampa specializzata) Sono per la più parte individui che navigano nell’ambiente della tauromachia sin dalla più tenera infanzia. Vivendo in permanenza in questa immersione essi sono nell’incapacità di rigettare il loro stesso basamento anche a rischio di auto-denigrarsi. Essi non possono d’altronde ammettere che i loro genitori abbiano fallito al punto tale che le pratiche a loro inculcate siano condannabili a tal punto.
La loro educazione interdisce tutte le domande in merito al posto dell’animale. E gli atti che essi pongono sono dunque necessariamente legittimi ai loro occhi.

2 – I CURIOSI

Ci sono degli spettatori occasionali che si lasciano imbrogliare da delle pubblicità chiassose e menzognere.
Turisti venuti per la maggior parte dalle contrade settentrionali, saranno presto sconbussolati quando scopriranno quello che copre la realtà. Essi rifiuteranno quindi queste esibizioni, ma nel frattempo avranno portato la loro cauzione morale e finanziaria ad una corrida che ha essenzialmente bisogno di questo apporto per la sua sopravvivenza. Certo una infima percentuale costituirà nonostante tutto una frangia suscettibile di prendere il cambio per diventare a sua volta “aficionada”. Il turista in mancanza di sensazioni frequenta le feste paesane (ferias) dispensatrici di emozioni a buon mercato. Lì si confonde la quantità con la qualità e ci siperde in medriochi feste stereotipate. E’ l’incultura ad alta dose con ingozzamento a base di “paella” e di “flamenco”.

3 - Gli SNOBS

Le grandi correnti mediatiche fabbricano ed orientano il pensiero lanciando delle mode. Così oggi è chic dichiararsi alto e forte “aficionado” in tutte le sfere della società.
Una pseudo-intellighenzia composta, alla rinfusa, di artisti (attori / cantanti / pittori ecc.;;), di insegnanti, di giornalisti, di scrittori, di magistrati, di avvocati, di psicologhi, di psichiatri, di religiosi (segnatamente cattolici: Bruguès, Cadilhac), in breve di tutti quelli che pretendono “pensare”, confessa per la corrida una certa inclinazione. Sono i più pericolosi perché sono essi che danno alla corrida la sua aria di nobiltà perfezionando delle argomentazioni le più speciali per la giustificare. Essi permettono così ai più incolti degli “aficionados” di ripetere eternamente le solite insulsaggini e di riempirci le orecchie di “tradizione”, di “arte” o di “cultura” in senso etnografico con una punta di etnocentrismo. Essi occultano scientemente la violenza e la crudeltà che sono l’essenza stessa della corrida. Vanno a cercare la cauzione dei “grandi nomi” quali Hemingway, Cocteau, Eluard, Char o ancora Picasso! Parlano senza cesso di Goja che ci riservono in tutte le salse, come se essere testimone del proprio tempo equivalga a sposare tutte le cause di ciò che si mostra o di ciò che si dipinge! Parlano di una Antichità che fanno rimontare sino alla preistoria, tentando di stabilire un legame con il XXI secolo e cercano disperatamente la maglia mancante nella catena! Trascinano così nella loro scia degli individui senza grande personalità che dicono di risentire qualche cosa di “ineffabile”, di indicibile, andando a vedere questi spettacoli di carneficina. Inventano l’irresponsabilità, in questo senso sono il miglior veicolo della decadenza e dell’oscurantismo.

4 – Gli ELETTI ( i politici)

Per essi, la corrida è innanzitutto degli... elettori! Ma non solamente. Sapendo che in politica niente è mai gratuito, noi tentiamo di comprendere le ragioni profonde di tale infatuazione. E molteplici questioni vengono alla superficie.
- Quali sono le vere ragioni le quali fanno si che i diversi gradi regionali e dipartimentali si impegnino a questo punto nei finanziamenti delle scuole di tauromachia e di sostegno alle “ferias” ?
- Quali sono le vere ragioni che fanno si che tutto ciò che è di loro competenza comporta una pubblicità per la tauromachia (spettacoli, viaggi, esposizioni, film, reportages, pubblicazioni pubblicità ecc...) ?
- Come spiegare la creazione all’Assemblea Nazionale di un gruppo parlamentare, tutte tendenze mescolate, per difendere (riflettere – sic!-) la corrida? Ad oggi 80 deputati !
- Come interpretare il fatto che la corrida sia subitamente divenuta l’elemento sino a questo punto consensuale ?
- Per quali ragioni essi fanno della sponsorizzazione di alto livello prelevando una parte del budget alimentato dai contribuenti anche se questi sono ostili alla corrida ?
- Per quali ragioni una tale propaganda nelle scuole pubbliche o private, invitando regolarmente gli allievi dei licei o collegi ad assistere a delle forme più autoctone, come la Camarghese, che non sono altro che dei trampolini per la corrida ?
- Per quali ragioni questo adescamento in ambiente scolare da parte dei professori di spagnolo ?

CONCLUSIONE

Per quanto riguarda le motivazioni degli spettatori, adulti ed adolescenti, noi possiamo dire che esse sono nell’ordine del non dicibile, ma accuratamente occultate dagli irriducibili che non vogliono più fare un lavoro di introspezione su questo soggetto.

CONCLUSIONE GENERALE

Il posto privilegiato che occupa oggi la corrida tra i media tende a rendere non colpevoli tutti quelli che vanno ad assistervi. Ma noi dobbiamo interrogarci sulle reali domande in materia di violenza nelle nostre società. La corrida è l’espressione della legge del più forte. E questi uccisori – “matadors” – di cui i media fanno degli eroi dei tempi moderni, affascinano gli animi giovani e vulnerabili, ancora incapaci di discernimento.
Così le loro incertezze perdurano sino a che l’apprendimento del rispetto del mondo vivente arrivi a far scuotere il loro edificio e speriamo che le nuove generazioni, utilizzando un occhio diverso su questo anacronismo, lo condannino senza appello.

Noi dobbiamo dunque lavorare per fornire una informazione seria, la più larga possibile al fine di smascherare una impostura.

Josyane QUERELLE


Il toro è un pacifico erbivoro che non attacca mai l’uomo ma fugge davanti a lui. Egli diviene aggressivo quando è isolato dai suoi simili e rinchiuso in una arena dove colpi e ferite lo incitano a difendersi. La corrida è l’affermazione brutale che gli animali, anche domestici, non hanno alcun diritto e che contro di lui, l’uomo può tutto permettersi, compreso di torturarlo a morte per il suo divertimento.
Finché la tortura a morte degli animali sarà un divertimento magnificato dai media, sembrerà ancora più normale maltrattare degli animali per degli imperativi economici (allevamento intensivo) o per la ricerca medica.


UNA SCUOLA DI SADISMO

Un cavallo od un bovino soffrono come noi? Risposta: evidentemente, sì! Una semplice puntura di insetto è sufficiente per fargli fare un balzo. La reazione dei bovini al tridente, la reazione dei cavalli allo sperone ed alla frusta rivelano la viva sensibilità al dolore da parte di questi animali.
Il sadismo, in una corrida, non mira solamente agli animali: gli spettatori esigono dei tori temibili, contestano i toreri prudenti, rivelando così il loro desiderio inespresso di vedere degli uomini sventrati.
La natura umana comporta una aggressività che, se non viene educata, ammaestrata, può degenerare nel sadismo. Ora la corrida non si accontenta di banalizzare la violenza, il sangue, la tortura, l’assassinio: essa li glorifica, li eleva al rango di cultura e di belle-arti. Essa esalta, mantiene, fortifica il sadismo.


COSA RIMPROVERATE ALLA CORRIDA?

Questa domanda ci venne posta da un allievo di terza

La corrida è il paragone della bassezza e della follia ordinaria di cui possono fare prova alcuni esseri umani. E’ quella pratica tribale che consiste nel sacrificio rituale di 6 tori durante ciascuna delle esibizioni (a pagamento), sacrificio assortito di preventive torture. Essa sfotte tutti i valori fondamentali universali tra cui il rispetto della vita ed il diritto ad essere diversi.

Non rispetto della vita:

La corrida consiste nello strappare un essere vivente sensibile ( nel nostro caso il toro) dal suo ambiente naturale per metterlo in un ambiente artificiale dove egli non potrà fare altro che subire la volontà dei suoi torturatori.

Il non diritto alla differenza

La corrida opera una discriminazione delle speci. L’essere umano, autoproclamatosi essere « superiore », si mette alla sommità di una gerarchia antropocentrica e si arroga il diritto di vita e di morte sui suoi dissimili, ma ugualmente sui suoi simili! (Razzismo / Sessismo).

Una incomparabile vigliaccheria:
(Oltre a quella dell’arena stessa)

Il toro ed il cavallo (altro animale utilizzato nella corrida) sono « truccati ». Riferendosi al toro, questo è oggetto di diverse frodi che mirano a ridurre le sue capacità di autodifesa. Ne citeremo qualcuna:
· Trasporto in cassoni di contenzione
· Trasporto per migliaia di chilometri (camion / battello / aereo)
· Dieta e dieta idrica durante il trasporto: (Alcuni tori sono arrivati a destino morti per disidratazione (Céret / P.O./ 2001). Avevano perso più di 50 chili durante il trasporto!
· Somministrazione di calmanti (Rompun) per, si dice, evitare che l'animale non si ferisca durante il trasporto tentando di liberarsi.
· Somministrazione di purghe. Visibile sul di dietro sporcato. Provoca l’indebolimento dell’animale. · Segatura delle corna: (afeitado)
Mutilazione particolarmente dolorosa eseguita a vivo sull’animale all’interno di un cassone di contenzione. (Su domanda dei toreri che desiderano toreare degli animali non pericolosi).Perdita della possibilità di esaminare lo spazio circostante. Non utilizzo di queste "armi di difesa" divenute dolorose, le estremità artificialmente rifatte a colpi di lima si aprono frequentemente quando l’animale urta il suolo o la barriere.
· Alimentazione : (pienso compuesto) le terre per l’allevamento si vanno rarefacendo. Da estensivo, l’allevamento diviene intensivo. Bisogna dunque integrare le razioni giornaliere con un alimento artificiale di cui gli allevatori stessi non conoscono gli ingredienti! Si ottengono così degli animali grassi ed impressionanti per il peso, ma senza muscoli, che fanno poco esercizio e che cadono molto frequentemente nell’arena, mancando di allenamento, da una parte, ed essendo, d’altra parte, anchilosati a causa dei tipi di trasporto qui sopra descritti.

(Nelle arene)


Foto di Roberto Rinaldo
« novillada » di Rieumes / settembre 2002
· "Combattimento leale" : 1 solo animale, inesperto e truccato di fronte a 6 uomini esercitati. Ecc (lista non esaustiva!)
· Picche che rendono invalidi
· « Banderillas » incaricate di rinnovare senza interruzione il dolore
· 1 torero ucciso su 34 800 tori (studioscientifico divulgato su "Que sais-je ?" (n.d.t. « Cosa so ? ») n° 568 intitolato "la Corrida" da Eric Baratey e Elisabeth Hardouin-Fugier

Esaltazione del sadismo e della violenza

Incitazione al voyerismo ed alla perversità

Banalizzazione della violenza

Martellamento incessante della maggior parte dei media (salvo Charlie-Hebdo, Science et Nature) )

Arruolamento della gioventù:

Apprendimento della tortura e della brutalità nelle « scuole » dette « di tauromachia ». Bisogna infatti sapere che prima di prodursi nelle grandi arene, i toreri devono allenarsi sin dalla più giovane età, quasi tutti i giorni! Allenarsi significa mettere a morte dei giovani vitelli nel corso di corride private che sono probabilmente il parossismo in materia di ignominia.

Non rispetto della legge:
Articolo 521 -1 del Codice Penale
Sevizie gravi, atti di crudeltà

Paragrafo 1 : « Il fatto, pubblico o no, di esercitare sevizie gravi o di commettere un atto di crudeltà nei confronti di un animale domestico, o addomesticato, o tenuto in cattività, è punito con due anni di prigione e 200.000 franchi (30.490 euro) di ammenda. »

Paragrafo 3 : « Le disposizioni del presente articolo non sono applicabili alle corse di tori qualora una tradizione locale ininterrotta possa essere evocata. Esse non sono inoltre applicabili ai combattimenti di galli nelle località dove una tradizione ininterrotta possa essere stabilita. »

Il 1° paragrafo sanziona duramente gli atti di crudeltà e le sevizie gravi agli animali.
Ma il 24 aprile 1951, la lobby taurina ottiene il voto di un emendamento all’Assemblea Nazionale. E’ il famoso paragrafo 3 che esonera dal perseguire i promotori delle « corse di tori » (traducete : corrida) là dove sia possibile giustificare una sedicente « tradizione locale ininterrotta ». Così la legge riconosce implicitamente l’aspetto barbaro di questa pratica, ma la tollera, andando contro il carattere indivisibile di una legge applicabile nell’insieme di uno stesso territorio.

Non rispetto della democrazia:

Più dell’80 % della popolazione francese si dichiara ostile alla corrida. Compreso quella delle zone considerate « di tradizione » (Sondaggi: Tolosa (2000) / Fréjus (2001)

Non rispetto della salute pubblica


Foto di Roberto Rinaldo
« novillada » di Rieumes / settembre 2002
Commercializzazione della carne di tori messi a morte durante la corrida.
Le tecniche d'abbattimento consistenti nel lacerare il midollo spinale sono proibite dalla Commissione Europea che preconizza l’incenerazione delle carcasse. La Francia fa una ccezione autorizzando la commercializzazione di una carne suscettibile di trasmettere la malattia di Kreudsfeldt-Jakob.

Imbroglio economico

Le corride sono quasi tutte deficitarie sul territorio francese.
Bisogna dunque includerle nei grandi spazi festivi che sono le « ferias » per riuscire ad imbrogliare degli spettatori, turisti, stranieri per la maggior parte.
Non è la « feria » che ha bisogno della corrida ma è ben la corrida che ha bisogno della « feria ». Questi deficit sono pareggiati grazie ad un finanziamento pubblico attraverso le collettività locali (comuni / provincie / regioni) od europee (sovvenzioni per gli allevamenti di mucche da latte!)

Imbroglio storico

Una sedicente riconduzione all’epoca presistorica!
La corrida è una pratica da macello venuta dalla Spagna alla fine del XVII secolo, caduta in disuso verso la fine del XIX secolo (1860) ed oggi rimessa in auge da una mafia che è riuscita ad infiltrare tutti i vari aspetti della società (politici / artistici / mediatici / dell’insegnamento / della magistratura / ecc…)

CONCLUSIONE

La corrida è probabilmente la pratica barbara la più indifendibile.
Essa è l'aggressione codificata di un pacifico erbivoro in nome dell’Arte, della Cultura o della Tradizione!
Essa è l’espressione più abbietta della legge del più forte.
Essa è infine un immenso imbroglio intellettuale con il suo seguito di legittimazioni tentanti di mascherare l’ipocrisia più estrema.
Tutti quelli che ne fanno l’apologia sono i migliori vettori della decadenza e dell’oscurantismo. Ecco quello che rimproveriamo alla corrida.
(Riflessione non esaustiva)


Lettera a Alain Rey
direttore letterario dei dizionari "Le Robert"
Per una definizione più precisa della parola "corrida"

Al Signor Alain REY
Direttore letterario dei dizionari Le Robert
Cronista a France-Inter
116, avenue du Président Kennedy
75016 PARIS

Agde, 12 ottobre 2002

Egregio Signore,

Se oggi abbiamo deciso di indirizzarci a Lei, è prima di tutto per felicitarla delle sue cronache quotidiane sulle onde di France-Inter, cronache non solamente piene di un immenso sapere, ma ugualmente di una veritabile saggezza, e poi in qualità di direttore letterario dei dizionari Le Robert.

Se Lei permette, vorremmo ritornare un istante sul vibrante omaggio che Lei ha reso al Signor Robert Badinter, venerdì 11 ottobre. Colui per merito del quale, Lei dice, la società francese si è sbarazzata di una istituzione barbara ed arcaica : la pena di morte.

L’uomo dell’abolizione in qualche modo. Quella abolizione ci piace e parteggiamo con Lei il suo entusiamo e la sua emozione su questa grave questione. In nome di quale legittimità si può infliggere la morte secondo una specie di legge del taglione?

Tutto questo ci porta a ulteriori domande riguardanti altre pratiche che perdurano sul nostro territorio, particolarmente quella di cui noi vorremmo, a termine, ottenere l’abolizione e cioé: la corrida.

Quest’ultima è senza dubbio una pratica totalmente indifendibile, come ha così spesso detto e scritto il compianto Théodore Monod.

E, "non potendo abolire il crimine, la violenza e la morte, ciò che rileva dell’utopia" secondo le vostre stesse parole, noi vogliamo abolire ciò che contribuisce all’abbassamento di un popolo.
Lei ci fa dunque scoprire le sottigliezze della lingua pura illuminandoci sul significato delle parole e delle tantissime molteplici origini.

Quale invitato di Pierre Bouteiller su France-Inter, venerdì 12 marzo 1999 nella trasmissione "Quoi qu'il en soit" (n.d.t. « Comunque sia »), Lei evoca"lo snobismo delle acquisizioni di parole straniere" e Lei aggiunge, soprattutto quando queste acquisizioni sono il risultato di una non perfetta conoscenza della lingua dalla quale vengono ricavate.

Corrida : N. f (spagnolo : corsa ? correre / 1. Corsa di tori. Delle corride

Veniamo dunque alla definizione della corrida come proposta dal “Le Robert pour tous” (n.d.t.- vocabolario “Il Robert per tutti”):
Dire di una corrida che è una “corsa di tori” non lascia assolutamenta trasparire che si tratta dell’aggressione di un animale da parte di essere umani che gli fanno subire delle sevizie gravi e degli atti di crudeltà (ai sensi del paragrafo 3 dell’articolo 521-1 del Codice Penale) prima della messa a morte.
Trattandosi di una innegabile forma di tortura, ci sembra più che opportuno di mettere in evidenza questo aspetto essenziale.

Quanto alle altre definizioni, che fanno riferimento alla presenza dell’uomo ed essenzialmente allusione alla sedicente intelligenza umana ed alla sedicente superiorità della specie umana sulla forza bruta del toro, sulla quale quindi converrebbe trionfare, non sono molto più soddisfacenti. Solo il cinismo e l’arroganza sono delle attitudini che trionfano in un confronto dove il gioco consiste a brutalizzare un essere vivente sensibile senza che egli non possa fare altro che subire il benvolere dei suoi torturatori.
Senza parlare poi delle diverse frodi e tecniche invalidanti per questo capro espiatorio che è divenuto il toro nella parte sud della Francia.
Sia che faccia troppo vento, sia che faccia troppa pioggia, si trucidano dei tori nelle arene dove voyerismo e sadismo hanno spesso per nome “beneficienza”. Ci sono decisamente delle definizioni che non si capiscono.

C’è del resto un’altro aspetto, ancora più grave ai nostri occhi: è l’arruolamento della gioventù. Nell’opuscolo intitolato “Il festival della cittadinanza” del 23 maggio 2001, Lei scrive in guisa di conclusione a proposito dell’arruolamento dei giovani "è tempo che gli arruolati non lo siano più per il servizio militare e per la guerra, ma per far avanzare una società pacifica ed umana". Sentimenti che noi condividiamo senza restrizioni.
Si potrebbe aggiungere che sarebbe tempo di non più arruolare dei giovani nelle cosidette scuole di tauromachia dove si insegna il crimine come atto eroico per eccellenza e questo sin dalla più giovane età; dei bambini di 4 anni provano già la stoccata su delle balle di paglia attendendo di passare su del materiale vivente quali i piccoli vitelli. A quando l’apprendimento del crimine sin dal biberon?

Ma riveniamo più precisamente alla nostra richiesta dopo questo preambolo. Certo, se "i dizionari hanno una spiacevole tendenza ad ingrossare" come Lei scriveva nel 94, noi ameremmo molto che essi non divenissero per questo mezzi per nascondere!
Così Lei potrebbe, durante una prossima edizione, rivisitare il termine “corrida” al fine di donare una definizione più vicina alla realtà "senza eliminare delle sperabili informazioni" e proclamare, come il grande giurista del XVIII secolo, Cesare Beccaria che Robert Badinter cita nel suo “Abolition”: "se io provassi che questa pena non è né utile né necessaria, avrei fatto trionfare la causa dell’Umanità".

Riesprimendole tutte le nostre felicitazioni per l’immenso talento con il quale ci fa penetrare negli antri della semantica, e sperando vivamente che queste poche righe Le possano ben arrivare, voglia gradire, egregio Signor Alain Rey, l’espressione dei nostri migliori sentimenti.

Per la FLAC
Josyane QUERELLE - Presidente


Azione in direzione

  • degli scientifici·
  • dei letterati
  • dei filosofi
  • dei premi Nobel
  • ecc....

Signora,
Signore,

Nessuno ignora come Lei sia oggetto di numerosissime sollecitazioni nei campi più diversi.
Ci permetta tuttavia di aggiungere la nostra poiché la cosa che ci preoccupa è, ai nostri occhi, della massima gravità.
Bisogna effettivamente sapere che la lobby della tauromachia ha lanciato da qualche tempo una formidabile offensiva sul piano europeo mirante a dare alla corrida un rivestimento di nobiltà. Ora questa pratica, apportatrice della più estrema violenza, che esalta i più bassi istinti, che trascende le regole democratiche, che favorisce la corruzione, deve sparire.
Peraltro, sottomessi ad una censura particolarmente drastica, noi abbiamo comunque tentato, nella misura dei nostri mezzi, di informare un pubblico manipolato dai media che propagandano una « cultura » più che discutibile.
Abbiamo in particolare modo, a più riprese, sollecitato i politici inviando loro una documentazione denunciante le derive mafiose di questo stato negli stati che è la lobby taurina sul piano internazionale. Malauguratamente, per il momento abbiamo dei ritorni piuttosto deboli.

Per tutte queste ragioni , Le sottomettiamo il « Manifesto 2003 contro la corrida » di cui prevediamo una prossima pubblicazione.
Le saremo estremamente riconoscenti se vorrà prenderne conoscenza e, qualora Lei condivida la nostra analisi, di apporre la sua firma.

In questa attesa e persuasi che la nostra richiesta troverà presso di Lei un’ eco favorevole, la preghiamo di credere, Signora, Signore, nell’assicurazione dei nostri rispettosi saluti.

Per la F.L.A.C
La Présidente
Josyane QUERELLE

aaaaaaaaaaaaaa
MANIFESTO 2003
CONTRO LA CORRIDA

Considerando che il rispetto dei diversi mondi degli esseri viventi è il primo dei valori fondamentali universali,

Inoltre :

Considerando che le pratiche apportatrici di violenze e di discriminazioni arbitrarie sono l’esatto contrario della Civiltà,

Considerando che divertirsi a spese di un essere vivente sensibile è contrario alla Civiltà,

Considerando che le infelicità, quale ne sia la provenienza, non sono opposte,

Considerando che la violenza per il lucro e per il divertimento è la peggiore delle violenze,

Considerando che il coinvolgimento della gioventù in un processo apportatore di violenza è contrario alla Civiltà,

Considerando che sottrarre un essere vivente sensibile al suo ambiente naturale per il piacere e porlo in condizioni artificiali tali che esso non possa fare altro che subire la volontà dei suoi torturatori è la peggiore delle violenze,

Considerando Che la subornazione dei politici da parte della lobby della tauromachia genera una prevaricazione contraria all’esercizio della loro carica,

Considerando Che ogni deroga agli articoli di legge condannanti la crudeltà e le sevizie gravi ad animali è una mancanza di rispetto alla vita,

Considerando Che la corrida è l’espressione di tutto quanto qui enunciato,

io sottoscritto/a : (cognome e nome)
.....................................................................
nella mia qualità di .........................................

dichiaro la corrida completamente contraria
ai valori fondamentali universali
del rispetto della vita

In conseguenza :
domando : al legislatore di non tollerare da subito alcuna deroga agli articoli di legge che proteggono gli animali da atti di crudeltà e da sevizie da parte del mondo umano
domando : ai politici eletti di tutte le nazionalità che appoggiano oggi la corrida di rivedere immediatamente e la loro posizione andando verso una condanna di questo atto di violenza,
domando : ai politici eletti, particolarmente europei, di non accordare sussidi diretti o indiretti alla corrida
domando : ai media di mettere fine all’insopportabile propaganda del sadismo e della crudeltà che è la corrida e nello stesso tempo accordare un effettivo spazio di espressione ai suoi detrattori.

Scritto il :...............................................................

A .......................................................................

Firma

a

Cognome e nome:...................................................
Indirizzo: : .................................................................
................................................................................
.................................................................................
Tel : ..................................... Fax : ..........................
E-mail : ....................................

E’la Feria di Nîmes ...
Geniale ! E’ la feria di Nîmes.
I tori non possono fare altro che tenersi duri. Hanno molte più possibilità degli uomini in lustrini di finire sui banchi delle macellerie.
La prova : Questo toro bravo è finito a fette, i suoi testicoli in piatti scelti e le sue parti meno nobili in “gardianne” (ragù di toro per i non iniziati). Il bravuomo invece avrà diritto ad una armata di chirurghi per salvare i suoi testicoli e l’onore dei guardiani (quelli che stanno attenti ai tori) !
Va a apire la giustizia della corrida. Bisogna dire che io non capisco niente, io sono un imbecille! Non sono un iniziato!
Bene, in questo mondo di finezza, mi sembrerebbe benvenuta un po’ di riflessione :
ARMAND FARRACHI
Scrittore e saggista, autore, tra l’altro, di :
Les Ennemis de la terre, Exils, Paris, 1999
Les poules préfèrent les cages, Albin Michel, Paris, 2000

"Questi condannati senza parola
I sentimenti e gli affari non sono mai andati d’accordo, ma sembra quanto meno che si siano superati i limiti del sopportabile. Un produttore fa ancora la differenza tra una creatura che soffre ed un articolo manifatturiero, quando chiama un vitello “il prodotto della vacca”? E quando poi si sente sempre più spesso parlare di “organi vitali” per le vetture e di “pezzi distaccati” per i corpi?

E’ vero che dappertutto uomini, donne, bambini sono vittime dell’ingiustizia, dell’arbitrarietà, della miseria o di maltrattamenti, che l’umiliazione del prossimo è un principio universale, che troppi innocenti giacciono in prigione. Ma le sofferenze si addizionano senza escludersi. “Nel combattimento per la vita, scrive Raoul Vanegeim, tutto è prioritario”. Si può essere felici quando si sa che altri esseri viventi, qualunque essi siano, gemonoono?

Quelli che restano indifferenti davanti la sofferenza animale, che sorridono o alzano le spalle in nome di « priorità » dovrebbero chiedersi se la loro reazione non assomigli a quella degli adepti dell’inegalità, artigiani della schiavitù sino all’inizio del XIX secolo, o degli avversari del voto alle donne appena cinquant’anni fa. In Cambogia, nel Ruanda, nei Balcani ed altrove, non si è fatto ugualmente valere una “priorità” tra vicini di nazionalità, di religione, di “razza” o di sesso per dare una figura di stranezza, e se possibile di animalità, alfine di eliminarli più facilmente?

La nostra compassione è così limitata che bisogna stabilire delle gerarchie soggettive tra quelli che meritano di essere salvati in primo luogo, poi in un secondo, poi per niente ? Bisognerà attendere che non ci sia più un solo Europeo nell’indigenza per cominciare a preoccuparsi degli Africani, o che tutti gli esseri umani siano a posto per occuparsi degli animali? A quale odiosa “scelta di Sofia” saremo allora di continuo confrontati ?

Claude Lévi-Strauss ha scritto : « L’uomo occidentale può non comprendere che arrogandosi il diritto di separare radicalmente l’umanità dall’animalità, accordando all’una tutto ciò che può prendere dall’altra, apriva un ciclo maledetto, e che la stessa frontiera, continuamente arretrata, servirebbe a dividere degli uomini da altri uomini, a rivendicare per il profitto di minorità sempre più ristrette il privilegio di un umanismo corrotto oltre che nato per aver preso all’amor proprio il suo principio e la sua nozione? (...) L’unica speranza per ciascuno di noi di non essere trattato come una bestia dai suoi simili è che tutti i suoi simili, lui per primo, si sentano immediatamente come degli esseri sofferenti”.

A rischio di stupire, domandiamocelo francamente : perché gli uomini avrebbero il diritto ci comportarsi con i non umani come dei barbari contro degli innocenti, ed essere sempre l’inquisitore, il demonio, lo schiavista o l’oppressore di un altro? Quale vita è a priori è disprezzabile? Finché alcuni si crederanno autorizzati a maltrattare un essere sensibile perché porta delle corna o delle piume, nessuno sarà al riparo.

La causa per gli animali è molto avanzata, sia nei fatti che nelle mentalità. Solamente che in Francia, decine di associazioni la difendono, e mai essa ha assemblato nel mondo così tanti militanti. Il 90% dei Francesi si dichiarano pronti a pagare 15 centesimi in più per un uovo di gallina libera. Anche la legislazione si evolve. Ma poco e lentamente. Ed i fenomeni di estinzione massiva e di allevamento intensivo superano velocemente i pochi miglioramenti, non per dei motivi sentimentali o filosofici (poiché l’opinione pubblica s’indigna sinceramente delle brutalità verso gli animali), ma, ancora una volta, per una stessa ragione economica, che si oppone ostinatamente alla sensibilità individuale.
Agli innumerevoli condannati senza parola che si attendono da noi dei gesti che non arrivaranno, noi abbiamo solo da offrire dei ben deboli segni.
Non ci si può aspettare che i Francesi diventino tutti vegetariani né, come alcuni chiedono, che i diritti umani siano estesi alle scimmie. Ma quale vergogna ci sarebbe a fare un passo nel senso della compassione, a creare per esempio un segretariato di Stato alla condizione animale come ce n’è uno all’economia solidale ? Il Belgio non ha avuto paura a farlo. La Polonia ha rinunciato all’ingozzamento ; la Gran Bretagna sta pensando di interdire la “chasse a courre”. Malgrado la sua politica agricola, l’Europa si è già, timidamente ma realmente, chinata sulla questione dell’allevamento, della caccia, degli esperimenti e del benessere. Presto o tardi, ci si indignerà massivamente che degli uomini abbiano potuto torturare degli animali, anche se per ragioni economiche, come ci si indigna oggi dei massacri dei romani, delle pire, del cavalletto e della ruota. Non sarebbe preferibile che ciò avvenga al più presto ? "

La corrida, questa falsa tragedia!
(ovvero una antropologia dell'inconscio)

"Ora, essere vivente, è Roma che
Al posto dei carri e dei cavalieri
Esige non la commedia
Ma che si faccia la messa a morte "

Boris Pasternak

Sembra che la messa a morte di un toro sulla sabbia insanguinata di una arena, al sole serale in certe parti delle nostre latitudini, transformate in Andalusia, tra i lustrini, i canti ed i rumori di una folla in allegria, possa essere considerata come uno dei grandi momenti inscritti nella storia tragica dell'umanità e che l'estetismo dello spettacolo sarebbe sufficiente a legittimare! "Le belle straniere che vanno alla corrida", con l'eleganza della sola loro presenza, apporterebbero così la cauzione suprema alla sanguinante bellezza della festa.
Si è anche, sembra, aperto delle Scuole per dimostrarlo.
Altrimenti detto, l'arena, dove agonizza un toro dopo lunghi minuti di un gioco da clown di torture raffinate, elevato al rango di tragedia quasi mistica, sarebbe uguale all'anfiteatro di Delfi e di Delo dove Andromaca, sposa di Ettore divenuta schiava di Pirro, piange suo figlio Astianatte che i Greci minacciano di precipitare dall'alto dei bastioni di Troia.
Quale derisione ! Meglio se si può dire: quale pietosa regressione intellettuale, quale riduzione psicologica nell'interpretazione e l'espressione della vera tragica dimensione situata nel più profondo del cuore umano!
Certo si tratta nella corrida di sofferenze alle volte atroci di un animale. Ma al di là, molto al di là, c'è tutta una filosofia della vita e tutta un'etica che si rivelano.
L'aficionado non è un uomo di tragedia, è piuttosto qualcuno che fugge la vera tragedia umana, che l'evita e la nega invece di affrontarla in tutta la sua complessità, in tutta la sua grandezza affettiva, intellettuale, metafisica, morale.
Non è l'entusiastico fervore del teatro classico che lo abita, questo "terrore dell'anima" in presa alle emozioni ed interrogazioni le più profonde, ma piuttosto l'isteria morbosa dell'antico sacrificatore, quella delle croci e dei roghi dove perirono tutte le vittime predestinate della Storia.
Incapace in effetti di vedersi com'è nella sua propria storia e di analizzare il ruolo che egli vi recita o che gli si fa recitare, come Edipo, Andromaca, Ifigenia, Amleto, il re Lear, ecc., l'aficionado proietta nella maniera più semplicistica che ci possa essere, le proprie disgrazie incoscenti, la sua "inibizione" personale e sociale su un Altro, il COLPEVOLE (in questo caso un animale) la cui morte lo libera, miticamente, della sua vergognosa entità. Gli dei ed il destino sono ritornati per esorcizzarlo della sua propria responsabilità.
Processo ultra classico che utilizzarono anche i Cesari dell'Impero romano nelle loro celebri arene condannando "ad bestias" questi "responsabili" di una decadenza storica da esorcizzare attraverso la morte sacrificale dei cristiani dell'epoca. Così come oggi, una folla provvisoriamente addomesticata da molti di loro attraverso molti giochi ed un po' di pane (panem et circenses), sopportava meno pericolosamente per il potere, le disgrazie di quel tempo.
E' in questa antropologia incosciente che si radicalizza ancora oggi la corrida moderna, lontana eco delle uccisioni rituali antiche e delle arene dell'Impero.
Contrariamente alla tragedia classica di cui i giochi sanguinanti dell'arena non sono che una parodia ed il cui svolgimento si identifica a tutte le dimensioni dell'uomo, della condizione umana, e che si apriva, alle volte, sulla speranza di un'altra possibilità (Lascia fare al tempo, al tuo valore ed al tuo re" (Don Rodrigo, ultimo verso del Cid), la corrida si chiude nella violenza insuperabile, morbosa e disperatamente di assassinio!
Non è un divertimento gratuito per una domenica sera piena di sole, ma uno spettacolo odioso con la morte che mira ad esorcizzare miticamente l'orrore in un mondo dove più nessuna prospettiva - storica o metafisica - si apre al dilà del suo orrizzonte disincantato. Arena - luogo di culto dove nuovi fedeli laicizzati vengono comunque a celebrare una cerimonia funebre dal simbolismo degradato nella realtà visibile e quasi palpabile della vittima sacrificata. Non si tratta più qui dell'umana e patetica esitazione di Rodrigo: "Bisogna lasciare un affronto impunito/Bisogna vendicare il padre di Chimene?", interpellando la folla isterica dell'arena, ma piuttosto le urla del generale franchista Milian dinanzi al vecchio Unamuno all'Università di Salamanca e che si sente risuonare ancora qui: "Viva la muerte!"
Si può ben dire che la nostra radicale opposizione alla corrida è portatrice di valori umani inestimabili : è il vecchio mondo della violenza, della dominazione, del machismo, della fatalità, della brutalità, dell'odio che si trova profondamente interpellato ; è, in definitiva, l'identità di un uomo ancora avviluppato nella barbarie neolitica dove il solo ideale era di "rendersi maestro e propietario della natura" (Descartes) che si trova radicata nelle sue antiche fondamenta. Da cui la violenta resistenza dei nostri avversari che combattiamo e perdoniamo contemporaneamente " perché non sanno quello che fanno " ! Alla loro tristezza resignata, alla loro profonda miseria morale, noi opponiamo la gioia di esistere di donne e uomini che per vivere insieme nella fraternità e la pace non hanno bisogno di uccidere né nelle arene né al di fuori di queste !

Henri CALLAT
Responsabile MRAP
Professore di filosofia

Tortura nella tauromachia:
quando l'estetica fonda l'etica
Arriva che gli intellettuali, attraverso i loro dibattiti, le loro contrapposizioni, e qualche volta le loro idee, illuminano la loro epoca, rivelano nuove strade, fanno opera di veri scopritori di valori inediti e concetti fecondi.

Ma quali pepite di intelligenza, alcuni si smarriscono spesso e producono delle riflessioni indigenti.

La scuola detta " Normale ", proclamata anche " Superiore ", che si trova nella rue d'Ulm avrebbe accolto, il mese scorso, un colloquio sulla tortura nella tauromachia (che essi chiamano corrida).

Osserviamo innanzitutto che quando gli adepti della corrida e della caccia organizzano dei congressi, colloqui, giornate di studio su questi temi, non si deve assolutamente avere un dibattito pluralista e contradditorio.

La corrida, la caccia sono pratiche, secondo i loro partigiani, incontestabili e solo chi ne canta le lodi è invitato a chiacchierare amabilmente sul soggetto.
Impossibile di sentire un ecologista etico, impossibile di affrontare un vero dibattito argomentato.

Bisogna, compreso la pretesa scuola Normale e Superiore, fare della bassa propaganda.

Nientemeno, un intervenente a questo elevato e degno colloquio universitario, numero di autocongratulazioni unilaterali, avrebbe dichiarato che " l'estetica della corrida ne è il suo fondamento etico".

Questa persona ignora senza dubbio che Walter BENJAMIN, filosofo tedesco nato nel 1872, morto suicida nel 1940 per non cadere tra le mani dei suoi nemici ideologici, aveva dato l'allerta al mondo per questa analisi fatta sul posto e nella situazione: "I nazisti hanno inventato l'estetizzazione della politica."

E furono numerosi gli scrittori, i professori, i ricercatori degli anni 30 a lasciarsi sedurre da questa estetizzazione della politica.

I canti, gli inni meoldiosi, i costumi, le sfilate con fiaccole, le bandiere, la forza collettiva della folla entusiasta, il fervore delle masse, la comunione quasi isterica con gli oratori " infiammati " abolirono lo spirito critico di numerosi "intellettuali" come del resto altri soccombettero al carisma di un altro totalitarismo importante negli anni 50.

Nella corrida, l'abito di luce, le fanfare, la folla colorata, la convocazione della morte al tragico appuntamento, seducono similarmente ed attraverso gli stessi meccanismi mentali, i nostri apprendisti filosofi che immaginano poter giustificare la tortura di un essere vivente sensibile attraverso un estetismo da paccottiglia.

L'uomo non impara dunque alcunché ?
Egli non ha ancora compreso che l'indifferenza alla compassione richiama la sciagura e l'avvilimento?
Quale importanza ha il decoro quando gli attori interpretano la morte?

Nessun sproloquio fumoso, nessun paravento pseudoculturale, nessuna cauzione di questa o quella celebrità futile e mondana arriveranno a togliere la minima particella di crimine alla corrida.

Questo rito sanguinario disonora la nostra epoca perché al di là del fumo delle parole vuote, dietro le luci ed il rumore, al di là delle gesticolazioni dei piccoli GOEBBELS della morte spettacolo e della morte piacere, vi è la sofferenza infinita di un essere e che questo è radicalmente inaccettabile.

Il fatto che perdurino nelle nostre società, certo ad uno stadio marginale e di scorie, la caccia e la corrida, prova che resta ancora molta strada da percorrere perché l'uomo non consideri superiore ad una qualsiasi specie.

Queste pratiche negano sia il carattere d'essere sensibile dell'animale che la dignità umana e come diceva il buono e geniale HUGO: "Torturare un toro è torturare una coscienza."

E se, invertendo il postulato dei fascisti e degli assaggiatori di morte, noi proclamassimo che solo un'etica del rispetto fonda un'estetica della vita?

Gérard CHAROLLOIS
Presidente della CONVENTION VIE ET NATURE POUR UNE ECOLOGIE RADICALE.

La corrida è indifendibile !
detto da Olivier Baratchart Direttore dell'Arena di Bayonne !!

Floirac
Domenica, 24 Aprile 2005 -ore 13.00
"Maison des arts et loisirs de la ville" (Casa delle arti e dei divertimenti della città).

E' l'ora dell'aperitivo che precede il banchetto il quale, a sua volta, precede "l'ora barbara".
Gli amanti della messa a morte si precipitano sui gradini di questo luogo divenuto subitamente quello dell'incultura, passando attraverso la nostra silenziosa siepe del disonore.
Lanciano passando qualche rilievo acerbo, fanno risortire i loro argomenti della serie che va dal "voi fareste meglio di...." al "toro che vive felice durante 4 anni" passando per le "galline ovaiole", gli "allevamenti in batteria", la "guerra in Irak" (sic!) e tutti i terremoti.
Ed è in questo momento che Olivier Baratchart, direttore dell'arena di Bayonne, si ferma alla nostra altezza ed inizia un dialogo affermando immediatamente che "  la corrida è indifendibile !  ". Ecco è stato detto ! Poi, subito, ci interroga : "Ma perché venire nella strada a dire la vostra opposizione? Ammiro la vostra determinazione, ma siete in 8, sempre gli stessi! Vi comprendo in effetti! Comprendo che siate contro la corrida. Io sono tollerante".
Ed ecco, Il tollerante è lui!
Noi possiamo misurare così tutta la sua grandezza d'animo! E prosegue in vena di confidenze: "adoro gli animali. Ho dei gatti e dei cani. Ma (evidentemente c'è un "ma") i tori... è differente. Ci sono delle particolarità…".
Tutti insieme lo interroghiamo: quali?
Lui:"Vive felice durante 4 anni (o, guarda, l'abbiamo già sentito da qualche parte !) ed egli ha un momento difficile da passare nel momento di morire. Confesso che se mi proponessero di vivere una vita felice con un momento difficile alla fine, non sarei contro!"
Gli facciamo allora osservare che non c'è solo il quarto d'ora finale che è difficile, ci sono anche tutte le frodi prima della prova nell'arena, l'afeitado, il trasporto in cassoni di contenzione su migliaia di chilometri, dieta, dieta idrica, disidratazione. (Richiamo: tori arrivati morti a Céret nel 2001. Avevano perso più di 50 chili!!), ecc… A questo punto egli riconosce di essere confrontato ad una contraddizione. Riprendendosi, dice di seguito: "Se non ci fosse la messa a morte, io non andrei più a vedere una corrida !"
Riconosce che la corrida è un atto crudele, ma ci nuota dentro dall'età di 3 anni! (Evidente la tecnica dell'immersione che consiste a tuffare dentro i bambini in questo ambiente morboso in modo da disfarli progressivamente di ogni forma di empatia verso l'animale sofferente, in questo caso il toro colpito da picche, da "banderillas" e da spade). Ed aggiunge: "Ci sono nel mondo una quantità fenomenale di emergenze molto più importanti!" (Noi continuiamo ad essere interessati dalla constatazione che fanno i protaurini "del numero di emergenze molto più importanti", riconoscendo così che si tratta veramente di una "emergenza" da una parte, e che sono attaccati ad una cosa senza importanza dall'altra!)
Al termine di questo lungo colloquio (più volte dei colleghi sono venuti a ricordargli che era l'ora del mangiare perché dopo sarebbero stati in ritardo per la corrida " a las cinco de la tarde " !), ci dice che noi, gli "anti", "voi mettete gli animali e gli umani allo stesso livello". Ora lui stima invece che c'è comunque una differenza e che bisogna stabilire una gerarchia. Infine egli abborda l'aspetto denaro concludendo: "La corrida non rapportasoldi". Ecco finalmente è detto!

Ma allora cosa può dunque far correre gli " aficionados " se la corrida è una cosa senza importanza e che sicuramente non rapporta denaro?
C'è sicuramente un enigma che noi non siamo ancora pronti a risolvere!
A meno che non mentano su tutta la linea....!
Quando infine escono dalla loro pausa gozzovigliante, si dirigono verso l'arena sotto un cielo particolarmente minacciante. Le prime goccie cominciano a cadere e poi lasciano subitamente posto ad un sole generoso che consentirà loro di assistere a tutta la carneficina nel più grande conforto!
Da parte nostra, restammo fino a sera rifacendo una siepe del disonore silenziosa, per accoglierli all'uscita dall'arena. Nel frattempo, abbiamo potuto assistere a queste esibizioni sanguinanti da sopra un immobile vicino. Inutile dire che, visto dall'alto, tutto questo prende una dimensione ancora più lamentevole dove appare chiaramente che la corrida non è nient'altro che un abbattimento rituale con da un lato il camion che trasporta gli animali e, dall'altro, quello che li raccoglie dopo essere stati uccisi nell'arena nel modo che conosciamo.
Il nostro lavoro consiste nel rendere caduca l'idea arcaica di uno stupido confronto uomo-animale che permette di dimostrare una pretesa "superiorità dell'uomo sulla bestia"!

(Azione del COGICA (Collectif Girondin Contre les Arènes- Presidente : J. Rossignol) con il sostegno del Comitato FLAC Toulouse)

Somario
Etica

Motivazioni degli spettatori di corride
La corrida fa ostacolo al miglioramento della sorte di tutti gli animali
Una scuola di sadismo
Cosa rimproverate alla corrida?
Lettera a Alain Rey direttore letterario dei dizionari "Le Robert"
Per una definizione più precisa della parola "corrida"
Manifesto 2003 contro la corrida
Questi condannati senza parola (Armand Farrachi)
La corrida, questa falsa tragedia !
di Henri Callat, professore di filosofia
Tortura nella tauromachia: quando l'estetica fonda l'etica di Gérard Charollois, Pdt di CVN
La corrida è indifendibile !
Detto da Olivier Baratchart Direttore dell'Arena di Bayonne