LA CORRIDA :

NEGAZIONE DEI DIRITTI DELL’ANIMALE

La corrida vorrebbe veder portare la codificata tortura del toro in cima all’Arte ed alla Cultura, sostenuta in questo dalla legge, dai politici, dai media.

Perché tanto odio ?
Lo stupido ,.... il bruto e ...l’innocente

Storico: La corrida, quali origini ?
L’assenza totale di fonti prima dell’XI secolo ha permesso le interpretazioni le più diverse sulle sue origini.

Le diverse forme di tauromachia
Rare sono le persone che conoscono la differenza tra le diverse forme di tauromachia. Quindi è indispensabile, per una buona comprensione, evocare i giochi e le esibizioni comportanti l’utilizzo di bovini poiché, non dimentichiamolo, si tratta qui di considerare la sola corrida.

Comuni della lista conosciuti a partire "da tradizione"(2005)

Le frodi
I tauromaniaci pretendono, ben ipocritamente, che la corrida è un combattimento leale nel quale l’uomo e l’animale hanno delle possibilità uguali. Non ci siamo !

La corrida è un ostacolo al miglioramento della sorte di tutti gli animali

Una scuola di sadismo

Allevamento di tori detti “di combattimento”
I tori destinati alla corrida non rappresentano che una parte infima (1% massimo) della totalità dell’allevamento detto “ganaderia”. Ma è quanto meno un 1% di troppo, perché si tratta di diverse migliaia di tori sacrificati ogni anno in Europa in nome della Cultura e della Tradizione. Cifre malauguratamente in aumento dopo che la Spagna è ritornata di moda. Nel 1995, si contavano 35 “ganaderias” in Francia (la maggior parte nelle Bouches-du-Rhône).

Motivazioni degli spettatori di corrida.
Fissiamo sin d’ora che la corrida incanala spettatori dei due sessi di tutte le età e di tutte le condizioni. (Il denaro non è un criterio di selezione. Ci sono delle corride a vari prezzi e talvolta a bassi prezzi).
E’ un pubblico che va dall’adulto iniziato e consenziente (aficionado) a dei giovanissimi ragazzi condotti dai loro genitori, passando attraverso i pre-adolescenti o adolescenti, sino ai turisti curiosi di sapere cosa possa nascondere la misteriosa cinta di mura.


Una legge altamente contraddittoria:
Essa stipula l’interdizione di atti di crudeltà verso gli animali domestici o addomesticati o tenuti in cattività ed ammette peraltro una deroga per i Tori o per i Galli ai quali si può far subire le sevizie più orribili.

Torobusiness e Toromafia
“La trasparenza non è la virtù cardinale dell’ambiente taurino” (Consiglio Economico e Sociale del Languedoc-Roussillon)

Le scuole taurine ovvero l’iniziazione al sadismo
“Matador de toros”, traducete letteralmente con “colui che uccide i tori”, è un “mestiere” che si apprende (sic!) nelle scuole taurine ! ! !
Sono delle scuole miste dove dei giovani, o dei bambini, apprendono sia le tauromachie autoctone che quelle iberiche.

LE DIVERSE FORME DI TAUROMACHIA

In Francia si deve fare la distinzione tra le tauromachie che possiamo qualificare autoctone e quelle importate dalla Spagna alla metà del XIX secolo.
Alcune precisazioni!

1° - Le tauromachie autoctone

Sono essenzialmente la corsa “Landese” (originaria delle Landes, dipartimento dell’Aquitania) e la corsa “Camarghese” (originaria della Camargue) che si apparentano più a dei “giochi” che a dei combattimenti, visto che si tratta di schivare la carica dell’animale che non è messo a morte.

La corsa landese

Si tratta di uno spettacolo venduto in più di 100 località del dipartimento delle Landes ed una quindicina di città dei dipartimenti limitrofi. La corsa landese mette in gioco delle mucche giovani, selezionate per la loro vivacità, le cariche delle quali devono essere schivate da dei virtuosi. Alcuni ci vedono una esibizione sportiva, altri l’assimilano piuttosto al circo. In effetti si tratta di un concorso di abilità. Il concorso detto “formale” è generalmente dotato di premi quale ricompensa ai partecipanti ed è poi seguito da esibizioni comiche.

La vera corsa Landese appare verso la metà del XIX secolo. In effetti, gli allevatori che noleggiavano gli animali e gli “artisti” (saltatori e schivatori) trovarono nella regolamentazione la possibilità di guadagnare del denaro facendo pagare le loro prestazioni. Verso il 1900 le “vachettes” (mucche giovani) rimpiazzarono i tori e verso il 1920 la corsa Landese raggiungeva la sua forma attuale.

Cerchiamo di descrivere brevemente questo spettacolo che si svolge in arene a forma di ferro di cavallo o circolari (permettendo queste ultime di organizzare anche delle corride!!!). Le località sprovviste di arene noleggiano per l’occasione delle arene smontabili. I pertecipanti sono organizzati in squadre (cuadrillas) che comprendono un allenatore, sette schivatori, un saltatore, un addetto a tenere la corda e un mandriano. Queste squadre portano i colori dell’allevamento al quale sono abbinati.

La corsa comincia con il rilascio dell’animale che, privato di libertà, inizia a caricare le persone che si trovano sulla pista. Con l’eccezione della prima uscita, una corda, fissata alle corna, permette alcuni controlli dell’animale secondo la complicità che si installa tra la persona che tiene la corda e gli schivatori. Uno schivatore chiama la “vachette” che si scaglia nella sua direzione. La performance consiste nello schivare l”animale, il più tardi possibile ed il più vicino possibile, per una rotazione esterna o interna. Meno terreno concede lo schivatore, più l’exploit è apprezzato dal pubblico e dai giudici. Il salto al di sopra dell’animale è altrettanto spettacolare. Può essere semplice, a piedi uniti, pericoloso (rotazione al di sopra della testa), pericoloso avvitato o dell’ “angelo” (elegante figura consistente a sorvolare l’animale, concludendo la ricezione con una capriola). Alla fine della prestazione il mandriano richiama la vachette con il suo nome e questa rientra normalmente senza problemi nel suo box.

Noi vediamo in questo caso, malgrado l’uso di animali per il divertimento degli umani ? utilizzo condannabile per i difensori di animali che noi siamo ? che le vacchettes landesi non sono in reltà sottomesse a delle sevizie gravi e a degli atti di crudeltà. Del resto, alcune particolarmente “collaboratrici” fanno “carriera” per anche più di dieci anni, con il più grande piacere, sicuramente finanziario, dei loro proprietari. Come d’uso le corse landesi danno luogo al rilascio di giovani bovini nelle strade. Avviene allora che degli animali vengano maltrattati da degli energumeni eccitati dall’atmosfera e dall’alcool. All’occorenza alziamoci contro tali pratiche. Ricorderemo più avanti la relazione tra le corse landesi e le corride spagnole.

La corsa Camarghese

Nella frangia del litorale che va da Avignone a Montpellier si pratica quella che si chiamava una volta “corsa libera”, “corsa provenzale” o “corsa alla coccarda” e che si chiama piuttosto, oggi, Bovina o corsa Camarghese.
Di cosa si tratta ?

Si fissano sulla fronte del toro (o della vachette) 3 “attributi”: una coccarda rossa e due ghiande di lana bianca. I tre oggetti sono mantenuti a posto con delle stringhe arrotolate alla base delle corna. Dei giovani vestiti di bianco con in mano un quadruplo gancio metallico – il “raset” - tentano di strappare gli “attributi” del bovino che si difende caricando tutto ciò che gli si avvicina. Per scappare all’animale, i “raseteurs” sono spesso obbligati a sorpassare con un balzo la barriera in legno che limita l’arena. L’animale, portato dal suo slancio, urta la barriera più o meno violentemente.

Questo urto, detto “colpo di barriera”, prova, secondo i cultori, la combattività ed il valore dell’animale. Entro un quarto d’ora, il bovino, che abbia o no perso i suoi “attributi”, viene ricondotto al “toril” e si fa uscire l’animale seguente. Facciamo notare, al passaggio, che durante lo spettacolo dei “donatori”, il più spesso dei commercianti, fanno la loro pubblicità attribuendo dei premi in denaro per i migliori interventi dei “raseteurs”. Questi ultimi uniscono quindi l’utile a quello che loro stimano dilettevole.

Diversità delle tauromachie camarghesi
Altri giochi taurini coesistono con la corsa camarghese nella stessa regione: abrivado, bandido, bourgine, toropiscina, ecc...
L'abrivado è l’ingresso dei tori nella località dove essi devono combattere. I bovini arrivano al galoppo, strettamente accerchiati da dei guardiani a cavallo, all’interno di due ali di curiosi e di cultori. Questi ultimi si sforzano di spostare il cerchio dei guardiani perché scappino alcuni tori. Si indovina facilmente che si tratta di un gioco violento e pericoloso.

Il "bandido" è l’operazione inversa: i guardiani riconducono i loro tori dall’arena sino al pascolo, portati dai camion.

Abrivado

La “bourgine”, o “toro alla corda” consiste nel rilasciare nelle strade un toro ritenuto da una o due lunghe corde attaccate alle sue corna. Le corde eccitano la combattività dell’animale permettendone il controllo in caso di bisogno.

Il toropiscina è uno spettacolo detto “burlesco” che utilizza delle giovenche, con le corna protette da due sfere, in una arena il cui centro è occupato da un piccolo piano d’acqua.

Le critiche
In tutto quello che noi abbiamo evocato qui sopra, lo scopo degli uomini non è mai di uccidere oppure di ferire i bovini, ma solamente di giocare a loro spese. La differenza con la corrida spagnola e la corrida portoghese è dunque fondamentale. Questi giochi riguardano comunque un cattivo trattamento degli animali e sono occasione alle volte di ferite mortali per gli uomini e per gli animali.
Il quadruplo gancio metallico utilizzato dai “raseteurs” nella corsa camarghese buca alle volte un occhio ai bovini. In queste stesse corse, gli urti violenti degli animali contro la barriera sono fonti di traumatismi.
Quasi tutti i tori utilizzati in queste corse sono sommessi alla “castrazione”, operazione che consiste a renderli sterili spezzando, senza anestesia, i canali spermatici con una torsione mediante una pinza.

Sotto il pretesto dell’identificazione, tutti i bovini camarghesi e tutti i cavalli dei guardiani sono marchiati a caldo. Il giorno di questa marchiatura, si tagliano, senza anestesia, le orecchie dei vitelli e delle giovenche e dare una forma specifica a seconda di ciascun allevamento. Si tratta della “escoussure”. Questa doppia operazione di marchiatura, eretta a forma di spettacolo, dà luogo ad una festa venduta ai turisti sotto il nome di "ferrade". I cultori che pagano per vedere dei giovani animali inseguiti, gettati al suolo, brutalizzati, scottati e mutilati possono avere altri motivi che non siano il sadismo ?
Infine “abrivados” e “bandidos”, giochi violenti e pericolosi, provocano non solamente delle ferite, ma alle volte anche dei decessi. In questi ultimi anni, più sindaci sono stati tratti in giudizio a causa della morte di due persone nel corso di “abrivados”.

Ci dicono alle volte che le nostre forme di tauromachia autoctona sarebbero di diga contro la diffusione della corrida. E’ un errore manifesto. Le due regioni francesi dove esistono delle tradizioni taurine indigene – le Landes ed i paesi della Camargue – sono precisamente le due regioni di Francia dove la corrida si è meglio installata. Tutto avviene come se corse Landesi e corse Camarghesi avessero preparato le condizioni più propizie allo sviluppo della corrida.

2° - Le tauromachie iberiche ( spagnole e portoghesi)

La corrida pedestre ed i suoi corollari

Una corrida di tori (detta anche corrida formale) è il supplizio di 6 tori torturati, fino a che morte non segua, da parte di tre squadre di toreri. Ciascuna squadra (chiamata “cuadrilla”) affronta due tori.

Composizione della squadra :
Una “cuadrilla” si compone di 6 uomini. Ciascun toro affronta quindi 6 uomini alla volta:
- il “matador de toros” (colui che uccide i tori), in definitiva il torero, chiamato anche “espada” o “diestro” o “maestro”. E’ il capo della squadra e la sola star del gruppo. I suoi colleghi sono degli oscuri subalterni di cui gli spettatori ignorano i nomi.
- Due “picadors” chiamati anche “piqueros”, montati su dei grossi cavalli ed armati di una lunga picca.
- Tre “peones” che manovrano alternativamente la cappa e le banderillas.

Sei uomini armati, lungamente allenati e che agiscono di concerto contro un solo animale, novizio e che ignora tutto, è quello che alcuni chiamano un combattimento leale ad armi pari.

E’ il supplizio di 6 tori
torturati a morte l’uno dopo l’altro


Primo atto: il “tercio” di picca
Quando l’animale esce dal “toril”, se non è stato precedentemente indebolito con delle manovre fraudolenti (corna tagliate, droghe, malattie, ecc.....), gli uomini non osano avvicinarglisi. Si accontentano di agitare le loro cappe per provocare il toro di lontano e si rifugiano quando carica dietro la protettrice barriera in legno che contorna l’arena.
Per rendere l’animale toreabile, bisogna cominciare con l’indebolirlo. E’ il ruolo dei due “picadors” che entrano allora in pista. Le loro cavalcature sono dei pesanti cavalli da tiro protetti da una copertura imbottita a prova di corna ma che li protegge solo parzialmente. In caso di caduta gli sarà praticamente impossibile di rialzarsi divenendo una “facile preda” per il toro.
I “picadors” provocano l’attacco del toro e, mentre questo si sforza di sollevare e ribaltare il pesante gruppo equestre, il picador di turno, con la sua lunga picca, infligge al toro una larga e profonda ferita sul garrese (tra le spalle).
Se l’animale è invalido (ciò che è frequente nei nostri giorni), dopo il primo colpo di picca, i “picadors” ricevono l’ordine di ritirarsi. Se al contrario la “fiera” è giudicata pericolosa, può ricevere sino ed oltre 7 colpi di picca. La base del suo collo è allora tutta distrutta. E’ a colpi di testa che un toro si batte. Ferirlo alla base del collo significa disarmarlo. Dopo questo “castigo” (è il termine ufficiale) l’animale, spossato per la lotta, per le ferite e per il sangue perduto, rischia di “spegnersi” cioé di non battersi più, ciò che metterebbe fine allo spettacolo (!!), con grande delusione del pubblico che vuole averne per i suoi soldi. Per questo i picadors cedono il posto ai “peones” armati di “banderillas”.
Secondo atto: il “tercio” de banderillas :
Le “banderillas” sono degli arpioni con un manico di legno. L’uomo, tenendo un arpione in ciascuna mano, provoca con i gesti e con la voce, la carica del toro poi, schivando l’animale, pianta le 2 banderillas sul garrese già martoriato dalle picche. L’operazione si ripete. Ciascun toro riceve così 3 paia di banderillas. Perché degli arpioni ?
Perché l’arma, una volta piantata nella carne, non possa distaccarsene. A ciascun movimento dell’animale, le banderillas dondolano, rimestando il ferro in ciascuna delle piaghe. Da ciò un forte dolore, rinnovato senza cesso. Vediamo bene il grado di sadismo che ci vuole per inventare, fabbricare ed impiegare tali strumenti di tortura? Reso furioso da questa continua sofferenza, il toro, benché indebolito per le sue ferite, si getta sul drappo teso dai suoi torturatori, moltiplica le cariche, bruciando nel combattimento tutte le sue riserve di energia.
Quando lo si giudica poco combattivo, gli si applicano delle banderillas nere, più lunghe e quindi più dolorose. Una volta, ai tori “mansos” (troppo pacifici) non si esitava a piantare delle banderillas infiammate e le relative bruciature erano destinate a rendere l’animale pazzo furioso.
Questa epoca, fortunatamente sorpassata, non è così lontana e suggerisce delle oscure riflessioni sull’intimo del “cuore umano”.
Stimolando così l’animale per meglio stancarlo, lo si prepara per l’ultimo atto: la messa a morte.
Terzo atto: il “tercio” della morte (detto anche della muleta) :
I “peones” cedono il posto al capo della squadra: il “matador” (colui che uccide). E’ armato di una spada e di una muleta (pezzo di stoffa rossa) con la quale attira e dirige le cariche del toro.
Mano a mano che l’animale si sfinisce, le sue cariche si fanno sempre più corte. Quando l’uomo giudica che la sua vittima è al limite delle forze e che essa è ben piazzata, gli fa abbassare la testa presentandogli la muleta a raso suolo e gli pianta la spada nel garrese già martirizzato dalle picche e dalle banderillas. L’uomo non essendo molto più alto dell’animale, non può piantare la sua arma verticalmente, ma secondo un angolo di 45 gradi circa in rapporto alla verticale. La lama quindi non può mai raggiungere il cuore. Al massimo essa taglia dei grossi vasi sanguigni vicino al cuore, cosa che, per emorragia interna, provoca la morte in qualche minuto.
L’abile “uccisore” viene allora applaudito dalla folla. Ma molto spesso, l’arma penetra solo per la metà o, mal diretta, esce dal fianco. Spesso essa perfora un polmone. La vittima sembra allora vomitare il suo sangue e muore per asfissia.
Quando il primo colpo di spada non uccide abbastanza presto, un “peon” scivola dietro al toro e, con un gesto veloce, ritira la spada. La restituisce al matador che ricomincia la messa a morte.
Non è raro che dei tori ricevano così 5 o 6 colpi di spada e spesso anche di più! Ciò è frequente nel caso di “novilladas”, corride dove si affrontano tori giovanissimi e “matadors” debuttanti, più o meno maldestri. In tutti i casi un colpo di grazia viene dato alla nuca, per sezionare il midollo spinale, con una spada speciale (descabello) o un pugnale (puntilla).
Non resta altro che far venire un traino di cavalli o di muli (arrastre) per trascinare il cadavere fuori dalla vista del pubblico. I valletti di pista (areneros) con dei rastrelli, cancellano le tracce di sangue sulla sabbia e si possono aprire le porte del “toril” alla vittima seguente.
Tra l’entrata in pista di ciascun toro e l’uscita del suo cadavere, scorrono circa 20 minuti. Una corrida dura due ore.
Sembra che questa successione di supplizi costituisca il più bello spettacolo del mondo.
Voi e noi non comprendiamo niente di questa bellezza.

Attorno alla corrida formale esistono degli spettacoli che non possiamo qualificare “di corollario” – essi sono :

Le “novilladas “ con la picca :

il loro svolgimento è analogo a quello della corrida. Gli animali più giovani (meno di 4 anni), chiamati “novillos” sono toreati da aspiranti matadors detti “novilleros” che non hanno ancora ricevuto “l’ alternativa” e dunque non autorizzati a praticare la corrida formale.

Le “novilladas “ senza picca :

utilizzano dei bovini ancora più giovani, per dei toreadors apprendisti. Come il nome stesso lo dice, non c’è intervento dei “picadors”.

Le “becerradas” :

riguardano dei giovani vitelli (meno di due anni), ugualmente sacrificati (banderillas e messa a morte). Quelli che uccidono sono, per la maggior parte, gli allievi delle scuole di tauromachia.
Nei tre casi descritti sinora gli animali sono comunque torturati e messi a morte.

Le “tientas” :

sono una selezione di vachettes per testare la loro attitudine a dare nascita a dei “toros bravos”. Le vachettes sono sottomesse alla picca. Quelle che caricano e fanno prova di aggressività sono scelte come future riproduttrici. Le altre vanno alla macelleria. Le “tientas” si svolgono essenzialmente nelle arene degli allevatori.
Questi ultimi ne fanno, per la maggior parte del tempo, uno spettacolo a pagamento.

Le “capeas”:

sono dei simulacri di corrida, per giovani apprendisti e giovani bovini. Non c’è messa a morte che viene semplicemente simulata.

I festival taurini :

non rispettano le regole della corrida formale. Sono delle dimostrazioni di più “matadors “ o “novilleros” che “combattono” dei tori di seconda ed anche di terza scelta e sono poco stimate dagli “aficionados duri”. Questi festival sono, per la maggior parte, venduti a beneficio di associazioni caritative, ciò che permette alla toromafia di darsi un briciolo di rispettabilità tentando di moralizzarsi. I Toromaniaci sono in effetti coscienti della larga riprovazione procurata da questi spettacoli crudeli. E’ utile precisare che in questi casi i matadors torturano ed uccidono gratuitamente. Pubblicità sanguinante costringe !

La corrida a cavallo o corrida dei “rejones”

Le origini

Dal Medioevo al XVIII secolo, la nobiltà spagnola si è data alla tauromachia. Era un esercizio mezzo sportivo e mezzo guerriero, praticato a cavallo e lancia in pugno. Caduto in disuso, questa pratica aristocratica è stata risuscitata nel XX secolo, poi modernizzata da qualche cavaliere: Cañero, Peralta, Domecq, ecc...

Come la corrida pedestre, la corsa di “rejones” si svolge in 3 “tercios”, cioé in tre atti.


Primo atto :
il “tercio de salida”

Entrando nell’arena il toro si trova confrontato ad un cavallo molto agile, montato da un uomo vestito alla moda andalusa.
Il cavaliere tiene in mano un’arma chiamata “rejon di castigo” . E’ un lungo manico di legno prolungato con una lama di pugnale. L’insieme ha l’aspetto di un giavellotto.
Il cavaliere detto “rejoneador” o “caballero en plaza” provoca la carica del toro galoppando verso di lui. Il cavallo, allenato a questo scopo, schiva di giustezza il colpo di corna e, mentre i due animali si sfiorano, l’uomo ne approfitta per piantare la sua arma tra le spalle del bovino. Un “rejon” è concepito per rompersi in due pezzi: la lama resta piantata nella carne mentre il “caballero” resta con il manico tra le mani. Dopo un inseguimento, il toro, distanziato dal cavallo, si immobilizza. Il torero si fa dare un altro “rejon”, si slancia e pianta questa seconda arma come la prima.
Alla fine del primo “tercio”, il toro porta, inserite tra le spalle, 2 o 3 lame di acciaio lunghe 15 centimetri. Sanguina molto ed, a ciascun passo, è un supplizio.
Secondo atto :
il “tercio” di banderillas

Una banderilla, come già detto, è un arpione in acciaio con un manico di legno. Perché un arpione? Perché la punta, una volta piantata nella carne, ne resti fissata. A ciascun movimento dell’animale il manico della banderilla dondola, rimescolando il ferro nella piaga. Questa tortura continua ha per scopo di provocare la collera dell’animale, di aumentare la sua combattività, senza la quale non ci sarebbe né combattimento, né spettacolo.
Il regolamento taurino autorizza il “rejoneador” a piantare sullo stesso toro 4 banderillas lunghe e 3 corte.
Alla fine del secondo “tercio”, il suppliziato è pieno di banderillas e spossato sia per gli inseguimenti che per le ferite ed il sangue perduto.
Terzo atto :

il “tercio” della morte

Se i “rejones” di castigo, utilizzati nel primo “tercio”, terminano con una lama di pugnale, i “rejones di morte” hanno una lama di spada. Per l’esecuzione dell’animale ferito, il “caballero” ha diritto a 3 “rejones”, quindi a 3 prove. Dopo di che, se il condannato vive ancora, il cavaliere deve mettere piede a terra per finirlo o lasciare questo compito ad un altro torero.

Osservazioni

I toreri a piedi passano per degli eroi che rischiano deliberatamente la propria vita. Nessun rischio di questo genere nella tauromachia equestre: servendo di scudo ai cavalieri, sono i cavalli che prendono i colpi di corno. Questi incidenti sono rari nel corso dello spettacolo perché vi si producono cavalli ben addestrati, ma nel corso dell’addestramento, che dura degli anni, le ferite sono probabilmente frequenti. Del resto, per risparmiare le loro cavalcature, che costano caro, i “rejoneadores” affrontano, generalmente, dei tori con le corna segate. Questa mutilazione (detta “afeitado”) non è, nella corrida equestre, una frode commessa segretamente: essa è autorizzata dal regolamento taurino.

In questi ultimi anni, i “rejoneadores” hanno preso l’abitudine di mettersi a due contro un solo toro, quello che aggrava ancora l’ineguaglianza del “combattimento”. Infine, mentre il toro si sfinisce, i cavalieri cambiano di cavallo quando le loro cavalcature sono stanche ed utilizzano in genere un cavallo differente per ciascun “tercio”.

Conclusion

Gli “aficionados” sono inesauribili su “l’arte taurina” ma quello che li fa vibrare, è molto meno l’eleganza di una veronica che il pericolo corso dai toreri. Se la corrida del “rejon” è meno apprezzata e dunque molto meno frequentata della corrida pedestre, è senza dubbio perché i “rejoneadores” non rischiano affatto la loro preziosa pelle. La ripresa attuale del “rejoneo” si spiega probabilmente per la aumentante moda dell’equitazione.

La corrida portoghese detta anche “forcados”

I “forcados” (detti anche “mozos de forcado” o “pegadores”) sono dei toreri portoghesi. Essi agiscono in squadra, sotto la guida di un capo chiamato “caporal”.
Il loro ruolo è di immobilizzare il toro secondo delle regole ben precise, la più conosciuta delle quali è la “pega de cara”: il caporal provoca il toro presentandosigli faccia a faccia.
Quando l’animale abbassa la testa per caricare, l’uomo si getta tra le corna e si aggrappa ad esse vigorosamente. Gli altri membri della squadra si lanciano a loro turno, si aggrappano al toro e uniscono le loro forze per immobilizzarlo.
Questo exploit sarebbe ben difficile da realizzare con un animale in pieno possesso dei suoi mezzi. E’ per questo che i “forcados” intervengono solamente alla fine di una “tourada” (corsa di tori portoghese), dopo che il toro è stato ferito e sfinito da un “cavaleiro” (torero portoghese montato su un cavallo agile e ben allenato). Questo cavaliere impiega come armi delle “farpas”, banderillas portoghesi più lunghe, più pesanti, più dolorose di quelle del torero spagnolo. Il “cavaleiro” provoca la carica del toro galoppandogli incontro, schiva le corna, pianta una banderilla al passaggio e fugge, inseguito dal toro. Ma, essendo il cavallo più rapido, l’inseguitore non tarda ad arrestarsi. Il torero impugna una seconda “farpa”, provoca di nuovo il suo avversario, lo schiva, pianta la sua arma e fugge. La corsa portoghese è una monotona ripetizione degli stessi gesti. L’animale suppliziato non tarda ad essere pieno di banderillas che si dondolano ad ogni movimento, rimestando i ferri in ciascuna piaga.
E’ soltanto quando il toro è al limite delle sue forze, sfinito a causa degli inseguimenti, delle sue ferite e per il sangue perduto che intervengono i “forcados”.
Una pubblicità menzognera pretende talvolta che la corrida portoghese sia una tauromachia “pulita” perché non comporta la messa a morte. In realtà il toro è ferito in modo talmente grave che difficilmente può servire per un’altra corrida. Quindi egli è subito finito dopo lo spettacolo.
E’ giustamente perché le parole “corrida portoghese” o “corsa portoghese” evocano il sangue, la crudeltà e la morte che gli organizzatori di questi spettacoli preferiscono spesso annunciarli sotto la denominazione “forcados”, termine meno choccante per il pubblico male informato.
Non lasciamoci imbrogliare da una etichetta ipocrita!

Comuni della lista conosciuti a partire "da tradizione" (2005)

REPARTO CITTÀ Anno di costruzione delle arene Capienza
11 / AUDE CARCASSONNE MOBILE 2002 3000
LEUCATE MOBILE
AZILLE MOBILE
13 / BOUCHES DU RHÔNE ARLES FISSO 1er SECOLO 14000
CHATEAURENARD FISSO 1880 4200
GIMEAUX FISSO 1991 280
ISTRES FISSO2001 3300
MEJANES FISSO1955 4200
PORT ST LOUIS FISSO 1977 2000
ST MARTIN DE CRAU FISSO 1960 1800
ST REMY DE PROVENCE FISSO 1860 2100
STES MARIES DE LA MER FISSO 1932 4300
SALINS DE GIRAUD FISSO 1908 500
TARASCON FISSO 1953 1100
30 / GARD ALES FISSO 1891 2700
BEAUCAIRE FISSO 1855 5000
BELLEGARDE FISSO1920 1500
CAISSARGUES FISSO 1994 1000
FOURQUES FISSO 1920 900
LE GRAU DU ROI FISSO 1961 3200
NIMES FISSO 1er SECOLO 16000
SAINT-GILLES FISSO 1938 2500
ST LAURENT D'AIGOUZE FISSO 1966 1100
VAUVERT FISSO 2004
VERGEZE FISSO1967 2500
31/ HTE GARONNE FENOUILLET MOBILE 2003 9500
RIEUMES MOBILE 3000
32 / GERS AIGNAN FISSO 2500
CAZAUBON FISSO 1750
EAUZE FISSO 1978 3600
GIMONT MOBILE 3500
LE HOUGA FISSO 2003 1150
PLAISANCE DU GERS FISSO 2200
RISCLE FISSO 1900/1950 200
32 / GERS VIC-FEZENSAC FISSO 1931 6860
33 / GIRONDE CAPTIEUX MOBILE 1986 1500
FLOIRAC FISSO 1987 7200
LA BREDE MOBILE 1999 4000
34 / HERAULT BESSAN MOBILE
BEZIERS FISSO1897 13100
BOUJAN SUR LIBRON MOBILE
LUNEL FISSO 1861/1981 3800
MAUGUIO FISSO 1934/1988 2000
PALAVAS LES FLOTS FISSO 1966 4600
40 / LANDES AIRE SUR ADOUR FISSO 1971 4000
BOUGUE FISSO 1200
BROCAS FISSO 1000
DAX FISSO 1911/1932 9000
HAGETMAU FISSO 1963 3700
MAGESCQ FISSO1988 1600
MONT DE MARSAN FISSO1889/1935 7400
MUGRON FISSO 1906 2500
PARENTIS EN BORN FISSO 1927 3800
POMAREZ FISSO 1932/1958 3100
PONTONX SUR L'ADOUR FISSO1936 2800
RION DES LANDES FISSO 1930 1500
ROQUEFORT FISSO 1951 3700
SAINT PERDON FISSO 1953 2000
SAINT SEVER FISSO 1931 3800
ST VINCENT DE TYROSSE FISSO 1927 5000
SAMADET FISSO 1950/1972 2000
SOUSTONS FISSO 1914 3000
VILLENEUVE DE MARSAN FISSO 1911 2200
64 / PYRENEES ATLANTIQUE BAYONNE FISSO 1893 10400
GARLIN FISSO 1800
ORTHEZ FISSO 1927 3300
65 / HAUTES PYRENEES CASTELNAU RIVIERE BASSE FISSO 1200
66 / PYRENEES ORIENTALES BOURG MADAME MOBILE 1998 1200
CERET FISSO 1922 3750
COLLIOURE MOBILE 2000
MILLAS FISSO 1990 1500
84 / VAR FREJUS FISSO 1ER SECOLO 3000

Soit 72 communes

LE FRODI

Abbiamo visto che l’animale arrivando dai suoi pascoli, totalmente inesperto, viene combattuto da una squadra di sei uomini perfettamente allenati ed aguerriti. Ma questa è la regola. La loro regola. Quella degli “aficionados”. Eppure la regola non basta e differenti pratiche fraudolenti sono inflitte all’animale per diminuire o addirittura eliminare i rischi.

Il più praticato di questi interventi è l"afeitado" che consiste a diminuire la lunghezza delle corna segandole e rimodellandole. Sicuramente il dolore e la sofferenza del toro sono molto intensi, come per tutti gli esseri viventi dotati di un sistema nervoso centrale. Il toro così diminuito è meno pericoloso, perchè oltre alla riduzione delle sue “armi”, perde i suoi reperimenti.
“L’afeitado “ è proibito dai regolamenti ma viene largamente praticato su domanda di certi “matadors” che rifiutano di toreare degli animali dalle corna intatte. Quando si conoscono le remunerazioni faraoniche di certi “figuras” (matadors celebri) si può, al limite, comprendere che preferiscano vivere lungamente e guadagnare molto.

Le droghe
La stampa specializzata in corride diviene sempre più l’eco di frodi consistenti a neutralizzare la combattività dei tori attraverso la somministrazione di neuroplegici, di miorilassanti e di sedativi qualche minuto prima di entrare nell’arena.

La selezione genetica
Consiste nel “fabbricare” degli animali molto pesanti ed impressionanti, ma poco combattivi ed incapaci di tenersi sulle loro zampe anteriori (mancanza di muscolatura e obesità). La selezione si fa anche a livello del “carattere” del toro che si vuole “collaboratore” e che carichi solamente il drappo e mai l’uomo (o la donna da qualche tempo!).

L’alimentazione dei tori
Fa sempre più appello agli alimenti misti (“pienso”) e favorisce la presa di peso e di volume impressionanti di cui abbiamo parlato più sopra.

Degli autori degni di fede, come i cronisti taurini e i veterinari, hanno denunciato delle pratiche quali lo schiacciamento della colonna vertebrale con dei pesanti sacchi di sabbia lanciati sul dorso dell’animale prima della corrida. E’ quasi certo che i tori subiscono questa ed altre sevizie gravi dovute all’ingegnosità sadica di quelli che ne hanno “cura” !
Citiamo ugualmente le condizioni di trasporto dal pascolo sino al luogo del sacrificio che sono di una crudeltà intollerabile (tempi di viaggio perfino di 24 ore per venire particolarmente dall’Andalusia), mancanza di spazio (gli animali non possono riposare), niente acqua e cibo, ecc...ecc...

Si può ugualmente qualificare di frode grave, commessa questa volta nell’arena, la pratica consistente per i “picadors” di dare dei colpi di picca non nel “morillo” (legamento della nuca) ma dietro a questo, specificatamente nella colonna vertebrale. Quando si sa che la picca può penetrare sino a 20 cm e più nel dorso dell’animale, si immagina con orrore il risultato di una tale crudeltà. Il sindacato spagnolo degli allevatori si è del resto pronunciato con forza contro queste frodi.

Robert CLAVIJO / Guy LASSALE

ALLEVAMENTO di TORI detti “di COMBATTIMENTO”

Il toro detto di corrida non è un bovino a parte con un “gene dell’aggressività”. Egli dispone dello stesso numero cromosomico ( 2n = 60) degli altri bovidi domestici.
L’ uro è certamente loro parente comune.

Al fine di avere un toro su misura, gli allevatori, detti “ganaderios” selezionano od incrociano le differenti razze: con le tientasdurante le quali un “picador” infastidisce delle mucche per testare la loro “bravura”. Le più astiose serviranno come “mucche da parto” ; le altre saranno ingrassate per la macelleria. Quando un toro viene graziato (caso estremamente raro), servirà come riproduttorese, evidentemente, riuscirà a sopravvivere alle sue ferite (caso ancora più raro).
Lungi dal salvare i tori, come pretendono gli “aficionados”, gli allevatori sono colpevoli di u disastro ecologico con la perdita di almeno l’ 80% del potenziale genetico iniziale e di una consanguinità eccessiva a forza di selezioni.
Inoltre, delle malattie come la tubercolosi o l’ afta non hanno migliorato per nulla la situazione.
La diminuzione dell’estensione del territorio che gli era sino ad allora riservata ha portato gli allevatori a nutrire il toro di alimenti misti che si chiamano “pienso”, i quali, troppo ricchi, renderanno il toro enorme. Questo toro impressionerà lo spettatore, ma perderà in agilità, crollando alle volte in corso di combattimento, non avendo l’abitudine a degli esercizi così intensi. Per poter ottenere degli aiuti dalla C.E.E., che rappresentano una gran parte delle entrate in denaro, gli allevatori sono sottomessi a delle strette identificazioni dei loro animali – da una parte sui documenti trasmessi alle amministrazioni interessate, e dall’altra sull’animale stesso – si tratta delle ferrades (marchiature) e delle "escoussures"(termine intraducibile). Il “becerro” (vitellino) verrà immobilizzato mentre gli si applicherà un primo ferro rovente per l’anno in corso, un secondo per il marchio della “ganaderia” (allevamento) ed un terzo per l’associazione sindacale dell’ allevatore. Queste bruciature sono molto profonde perché i marchi restino visibili. Infine si tagliano le due orecchie in maniera molto precisa. Al fine di evitare il rischio di infezione sono, malgrado tutto, prodigate delle cure sulle scottature che sono state inflitte lasciando delle lesioni profonde.

IL COMPORTAMENTO DEL TORO

Il toro non è una belva ed ancora meno una bestia feroce. Addomesticato dall’uomo, non è dunque un animale selvaggio. Egli è naturalmente pacifico ed aspira alla tranquillità. Come gli altri erbivori, di fronte ad un pericolo, preferisce la fuga. Quando questa è vana, egli adotterà il raggruppamento dove alcuni individui faranno fronte alla minaccia, come abbiamo potuto constatare durante una dimostrazione di mandriani dove molte decine di tori (forse anche un centinaio!) si trovavano nelle arene di Lunel (dipartimento: Hérault). Il toro attacca soltanto quando si sente in pericolo e soprattutto al di fuori del suo circondario familiare.
Senza i suoi congeneri, non potendo scappare da un luogo che non conosce, tutto è quindi fatto per renderlo aggressivo durante una corrida.

Un toro su misura
Esistono due tipi di “aficionados” (vedere “Pavé dans l’Arène” n° 7).
Per i “toristi” , i “ganadieros” dovranno fornire un toro molto combattivo, come celebri Miuras che discendono dalle mandrie di razza Cabrera, Vistahermosa e di Navarra. Per i “toreristi” gli allevatori hanno piuttosto ricercato un toro più docile, per non dire idiota, che accompagnerà il torero nei suoi gesti coreografici, senza che questo sia preoccupato dai colpi di corna.

Alain JORON

UNA LEGGE PRETTAMENTE CONTRADITTORIA

La legge 10 Luglio 1976 ha inspirato gli articoli del Codice Penale relativi alle violenze sugli animali: il primo capoverso dell’articolo 521-1 condanna le sevizie gravi o gli atti di crudeltà verso gli animali ma indica al capoverso 3: Le disposizioni del presente articolo non sono applicabili alle corse dei tori quando una tradizione locale ininterrotta può essere evocata. Esse non sono inoltre applicabili ai combattimenti dei galli nelle località dove una tradizione ininterrotta può essere dimostrata.
La F.L.A.C., stimando che la legge è una ed indivisibile, lotta per l’abrogazione del 3° capoverso dell’articolo 521-1 del Codice Penale.

TOROBUSINNES E TOROMAFIA
Il costo dei tori e la remunerazione dei toreri non sono indicati su alcun documento scritto. Sono tenuto segreti. Gli organizzatori di corride (quasi sempre dei comuni) possono così ingannare il fisco, falsificare le fatture e rubare ai contribuenti.
Queste malversazioni, molte volte denunciate dalla Camera dei Conti, restano sempre impunite.
Perché questa impunità? La corrida ha dato nascita ad una mafia, la toromafia, con la sua rete di complici altolocati, particolarmente nei partiti politici e nei media.
Risultato: mentre l’83% dei Francesi disapprovano la corrida, quasi tutti i partiti politici e quasi tutti i media la sostengono. (“Charlie Hebdo”, le riviste “Science e Nature” e “Biocontact” si sono chiaramente espressi contro la corrida. Le nostre felicitazioni!).

LISTA NON ESAUSTIVA
DEI POLITICI COMPLICI DELL’AMBIENTE TAURINO
A B C D E F G H J L M O P R S T V STUDI del GRUPPO Sul BULLFIGHTING

A
ALLIOT-MARIE Michèle
Midi Libre 11 6 2000

B
BLONDEL. Marc
Midi Libre 15 8 96
La Dépêche 4 02 00
BARRAU Alain
Midi Libre 10 7 94

C
CHEVENEMENT Jean Pierre
France 3 Région 6 4 99
CHERUBINI Hervé
La Provence 14 9 98
Provence Arles 30 10 99
COPPOLA Jean Marc
La Provence Arles 14 4 99

D
DUFRANC Michel
DURAND Serge
FR3 (Languedoc Roussillon) 13 05 98
DUBRINY JL
La Provence 14 9 98

E
Mme EMMANUELLI
F
FRECHE Georges
Midi Libre 11 5 96

G
GAYSSOT Jean Claude
Midi Libre 13 au 17 08 98
France 2 “THE ou CAFE” 11 10 98
GLAVANY Jean
La Dépêche 4 02 00
GUYOT Anne
La Provence Arles 14 4 99

H
HUE Robert
Midi Libre du 17 10 98

J
JOSPIN Lionel
La Dépêche 18 11 97
JOUVE Gérard
La Provence 14 9 98
JUPPE Alain
Le courrier de Céret

L
LACUEY Conchita
LANDOUZI Bernard
LAVILLE B
La Provence 14 9 98
LONCLE François
La Provence 14 9 98

M
MAMERE Noël
MENUCCI Patrick
Provence Arles 30 10 99
César n°108

O
OSWALD Karine
La Provence 14 9 98

P
PASQUA Charles
Charlie Hebdo 2 6 99
PERY Nicole
Tendido n°109 (revue taurine)
PEYRONNE
PEZET ROMIEU Jocelyne
La Provence Arles 14 4 99

R
ROIG Marie Josée
ROSENFELD D
La Provence Arles 14 4 99
ROUSTAN Max
La Provence 2 5 98

S
SEGUIN Philippe
Midi Libre 27 02 99
SENAT
SCHLAVETTI Hervé
La Provence 14 9 98

T
TOESCHI Paolo
La Provence 14 9 98

V
VOLPILLIERE Bernard et Reine
La Provence Arles 14 4 99
VILLIERS Philippe de
Charlie Hebdo 2 6 99
VULPIAN Claude
La Provence 14 9 98

LE SCUOLE TAURINE
Ovvero l’iniziazione al sadismo

Scuole private, esse sono pertanto sovvenzionate dalle collettività territoriali. A titolo di esempio, la municipalità di Arles ha accordato alla sua scuola taurina una sovvenzione di 50.000 franchi (7.622,45 Euro) nel 1997 ed altrettanti nel 1998.
LISTA GENNAIO DEL 2005 DELLE SCUOLE DI BULLFIGHTING IBERIQUE

Arles (Bouches-du-Rhône / 13)
Sociale e segretariato : 6 rue du 4 septembre 13200 Arles
Tel: 04.90.96.59.52. Fax : 04.90.96.60.16.
President: Mr Paquito Leal
http://ec.taurine.arles.free.fr/

Béziers (Hérault / 34)
Con le arene di Béziers conosciute a partire da Plateau de Valras
Direttore Robert Margé

Campet et Lamolere (Lande / 40)
Ecole Taurine du Grand Sud Ouest
Sociale e segretariato : Routge 40090 Campet et Lamolere
Tel : 05.58.85.26.31.
President : Mr G. Marsal

Cardet (Gard / 30)
Ecole de Tauromachie à Cheval
Sociale e segretariato : Les Arnasseaux 30350 Cardet
Tel: 04.66.83.04.36.
President: Mr D. Donzala

Hagetmau (Lande / 40)
Tel : 06.78.31.58.32.
Presidente : Mlle Béatrice Brethes

Istres (Bouches-du-Rhône / 13)
Le arene "Le Palio"
Addestratore: Bernard Carbuccia dit Bernard "Marsella" (de Marseille)
Iscrizioni : CIAS : 04 42 56 34 39
(da 24 settembre 2003)

Nîmes (Gard / 30)
Centre Français de Tauromachie
Sociale e segretariato : BP 122 30011 Nîmes Cedex
Tel: 04.66.38.03.33. Fax: 04.66.84.46.52.
President: Mr Christian Lesur

Saint Remy de Provence (Bouches-du-Rhône / 13)
Diretto vicino Tino Lopes.
Le informazioni con 06 11 47 82 78

Tarascon (Bouches-du-Rhône / 13)
Tel: 04.90.18.98.71.
President: Mr José Manrubia

Ma chi frequenta queste scuole di crudeltà? Gli allievi delle scuole taurine bagnano nell’ambiente taurino sin dalla loro più tenera infanzia, guidati da degli adulti “aficionados” che fanno parte del “mundillo”. Dall’età di due anni, alcuni hanno già visto la loro prima corrida, allorché le nostre società sono più severe per altre forme di violenza suscettibili di essere viste dagli adolescenti!
Il piccolo è affascinato dall’ambiente, dalla musica, dai costumi. E’ impressionato da questo toro nero che sorge dal “toril”, entrando nell’arena. Gli adulti gli parlano in termini elogiativi della corrida nascondendo totalmente la sofferenza del toro. E, se malgrado tutto, gli arriva di provare della compassione per l’animale, allora ci si premurerà di rassicurarlo dicendogli che il toro è fatto per questo e si troveranno mille scuse per dire che non sente il dolore.
E il giovane cresce, credendo alle menzogne degli adulti e prosegue il suo “apprendimento”. Poi verrà il giorno che egli vorrà diventare torero. Allora i parenti saranno divisi tra due sentimenti. Da una parte, la paura, perché la “professione” comporta qualche rischio, soprattutto agli inizi, quando l’apprendista non ha ancora fatto le sue prove, e dall’altra la fierezza di vedere la sua progenitura “riuscire”.
Molto presto, dall’età di 5 anni per alcuni, il bambino è inscritto in una scuola taurina con più decine di altri allievi. Egli comincerà la sua morbosa formazione allenandosi su una balla di paglia, poi con il “carreton”, specie di apparecchio munito di un paio di corna, di una ruota di bicicletta e di due manici di carriola, che spingeranno o affronteranno a turno gli allievi. Il debuttante incontrerà il suo primo giovane vitello durante una “capea” dove la messa a morte è simulata, poi durante una “becerrada” dove la messa a morte di un “becerro” (giovane vitello di meno di due anni) è ben reale.
Il giovane, divenuto “uccisore”, non ha sempre piena coscienza della portata del suo atto, credendo perfino che il suo “partner” si addormenti durante il “gioco”, quando egli semplicemente muore.
Essendo gli apprendisti torero inesperti, le “becerradas” sono spesso delle vere macellerie. Così gli organizzatori preferiscono presentare ad pubblico non avvertito una gentile “capea”; le “becerradas” sono piuttosto realizzate in privato al “campo” presso i “ganadieros”, con degli allievi di scuole taurine o degli aficionados ”practicos”. Di seguito, quando egli avrà acquisito abbastanza esperienza, lo studente in atrocità, divenuto “novillero”, parteciperà a delle “novilladas” senza “picador” con dei giovani tori (“novillos” di 2 o 3 anni); poi a delle “novilladas con picca” con dei “novillos” al di sotto dei 4 anni. Con le “novilladas” comincia il rituale della mutilazione della vittima, una procedura abituale presso i “serial-killer”. L’allievo “meritevole” ha diritto ai suoi primi macabri trofei: 1 o 2 orecchie, o la coda, o i 3 in una sola volta!
Per terminare la sua “educazione”, egli riceverà “l’alternativa” nel corso della quale sarà riconosciuto “matador” e potrà allora combattere dei tori più in età. In una società dove si cerca di arginare la violenza, soprattutto tra i giovani, gli adulti portano una pesante responsabilità incoraggiando ed incitando dei ragazzi a far subire delle sevizie a degli animali prima di assassinarli. Bambini del resto alle volte così giovani che si falsifica la loro età per potere sottoscrivere un contratto di assicurazione, come nel caso del beniamino degli aficionados, El Juli. Ed il fatto di mediatizzare i più angelici non è completamente innocente; la corrida deve curare la propria immagine!
Inoltre, le scuole di tauromachia partecipano molto spesso ai “Festivals taurini” nel corso dei quali gli apprendisti-uccisori toreano gratuitamente, essendo i fondi raccolti riversati a delle associazioni caritative. Ci si dona così una immagine di rispettabilità e l’onore è salvo! Ma il fatto di procurare della sofferenza per attenuarne un’altra, è un paradosso a cui non pensano né gli organizzatori, né gli spettatori, né i protagonisti che sono i bambini o gli adolescenti.
Queste scuole sono dunque quelle del sadismo, nel quale spesso alcuni bambini si fanno notare spontaneamente. Incoraggiarli è dunque doppiamente criminale. Ed i poteri pubblici, che sovvenzionano o lasciano fare nel migliore dei casi, cauzionano quello che non soltanto è condannabile ma che ha rilevanza psichiatrica. Noi dobbiamo dunque operare per tagliare i viveri alle scuole di tauromachia con il fine di vederle scomparire.

Alain JORON / Josyane QUERELLE