Gli osservatori Jean Poignet (delegato del Comité FLAC Paris /IdF) e Christian B ci hanno trasmesso le loro impressioni. Precisiamo che gli organizzatori avevano preso delle precauzioni puntualizzando che "questo colloquio non pretendeva fare del proselitismo per la corrida" !!
Viene da chiedersi: cosa sarà quando organizzeranno un colloquio per proselitismo?
Qui di seguito alcuni elementi che sottomettiamo alla vostra riflessione:
Resoconto di J. Poignet / Delegato FLAC / Paris/IdF (al quale si è unito verso le ore 11 Christian B).
Preambolo
Arrivato verso le 9 nella sala della conferenza, al fine di installarmi tranquillamente, il Sig. Francis Wolff, (Direttore del Dipartimento di Filosofia) mi ha pregato di uscire, per ragioni, sembra, di allestimento tecnico della sala.
Attendere ¾ d'ora sul marciapiede (all'angolo tra la Rue d'Ulm e la Rue Erasme) nel freddo ed un po' di pioggia, si può considerare, già all'inizio, come una mancanza flagrante di riguardo verso un pubblico di età variabile, anche se poco numeroso.
Ho contato 186 posti a sedere nella sala Dussane, occupati circa al 40% e quindi circa 70 persone!
Volete un resoconto dettagliato? Allacciate le cinture e agganciatevi alla sedia, perché quello che segue "va décoiffer" (ndt: modo di dire francese per significare che una cosa può stupire od addirittura impressionare).
Scrivo qui nello stesso ordine delle mie note, senza modifiche, e se non capirete, rassicuratevi, è stato lo stesso per me!
Contatto!
Francis Wolff apre il dibattito con una riflessione sulle norme che regolano l'etica dei valori umani. Gli amanti della corrida si vedono come dei teorici in cultura della tauromachia, che ha preso una dimensione universale.
Settore norme e valori =
1) valore dell'esistenza stessa della corrida che non avvilisce l'uomo, ma degrada l'animale
2) etica in un altro senso, ma quale senso donare a questo combattimento di morte e quale spirito alla corrida?
3) Relazione uomo/animale e sentimenti morali per tutte le speci animali (gamma di tutti questi sentimenti e varietà, secondo una lista di questioni etiche).
Interviene Jean-Loup Bourget (Direttore di " La Passerelle des Arts ") ed annuncia l'indisponibilità per il pomeriggio:
- di Francisco Jarauta, partito all'estero
- di Francis Marmande, influenzato, che ha inviato un messaggio di simpatia, ma in spagnolo!
Poi ritorna sulle questioni relative all'estetica della corrida, in due direzioni =
1) fonte di ispirazione per scrittori, musicisti, coreografi ecc. (più Goya, Picasso ecc.)
2) la corrida appartiene al settore arti dello spettacolo codificato (mitico, antropologico ecc.) sin dal 18° secolo.
Ringrazia le persone che hanno reso possibile questo "colloquio" (tra le quali Daniel-Jean Vallade - assessore al Comune di Nîmes -, Simon Casas, i segretariati, la logistica dell'ENS ecc.) e lo dichiara aperto.
Successivamente secondo il Sig.
Mr. Bennassar =
Il titolo " Etica ed estetica della corrida " è una allusione a Siviglia trattandosi di termini scelti dai toreri per poter parlare della loro arte e ricorda che questo colloquio non autorizza alcuna polemica, ma pretende di non fare alcun proselitismo della corrida che egli considera come una cultura dell'eccezzione (!!).
Vincent Delecroix (Ecole Pratique des Hautes Etudes, Paris) entra allora in scena.
Rituale = aspirazioni codificate - aspetto sociale della corrida - efficacità simbolica di questo rituale - la sua etica troverebbe la fonte in un rituale che ne donerebbe un valore?
Fondamento etico nella corrida ed etica di socializzazione.
Uno dei riti barbari che avrebbero fatto emergere l'umanità (!)
Sospensione rituale della morale dovuta all'estetica
Estensione abusiva del termine "rituale"
La corrida sarebbe una forma simbolica dell'azione sociale, almeno localmente. Poi egli vuole mettersi allo stesso livello di ciò che avviene nell'arena, cioé una azione codificata (morfologia, costumi ecc.)
Perché non assimilarla ad un gioco, come nello sport?
Libertà di agire, ma che trova la sua conclusione nella morte dell'animale. Il matador interviene secondo delle figure che non inventa e dalle quali non può distaccarsi.
Fare della corrida un rituale sacrificale e non più un gioco.
Precarietà dello stile e natura del gesto.
Si conforma più o meno a quanto richiesto.
Si vuole che il rituale sia fatto correttamente e si anestetizza la pratica rituale.
Non si è obbligati di associare la corrida alla religione, ma?
Competizione con ricompense, dunque assimilata ad un gioco (obiettivo dello sport) ma la risposta è NO poiché esiste un'altra etica della corrida, qualificata di estetica.
Non ci sono "religiosi" nella corrida.
Si può considerare che il lato violento della corrida non può farla assimilare né ad un gioco, né alla religione (non ci sono spazi sacri).
Il rituale della tauromachia non ha un senso derivato (non rinvia ad un'altra storia precedente) ed il gesto ha un senso per se stesso, poiché il combattimento è reale.
Nessuna trascendenza esteriore, ed essa non ha una funzione sociale (rapporto tra umano e non umano).
Fondazione dell'umano al singolare e riti di passaggio.
Non è sufficiente effettuare la corrida secondo una estetica precisa, ma "in modo bello".
Un paradosso = l'estetica del rituale sospende l'etica!
Esisterebbe un percorso più diretto con l'eroismo (differenziale di bravura).
Criteriologia dell'estetica/la qualità etica cambia in questo caso secondo il classicismo.
Nello stile si annoda la sospensione , producendo un uomo di valore, poiché il combattimento è reale, stilizzato, ciò che fonde l'estetica, e la corrida diviene allora l'ambiente dell'estetica.
Questo valore non è provato, ma produce sempre una rimessa in gioco.
La corrida non è un campo di battaglia poichè essa è chiusa.
Consegna di questo valore (ricompensa) attraverso una operazione di giudizio, che corrisponde ad un valore estetico.
Quelli che giudicano sarebbero degli arbitri del gusto.
Ed infine, la portata di questa etica avrebbe un carattere effimero.
Fine dell'intervento ed applausi.
Alain Renaut (Université Paris IV / Sorbonne) prende allora la parola
Rito speculativo
Quando si esce dal mondo della corrida, ci si scontra subito a delle nozioni di etica massiva.
Rifiuto della sofferenza inutile.
La pietà diverrebbe una sorta di diritto da fare od a veder soffrire, ma non mi sento inumano, poiché bisogna affrontare queste convinzioni.
Inscrivere la corrida nell'umanismo.
Risposte deboli dei "pro" sul diritto alla differenza culturale (risposta esistenzialista) poiché essa sarebbe della stessa natura dell'eccisione, per esempio.
Non vogliamo ricorrere a questo particolare argomentare.
Se ci fosse barbarie nella corrida, sarebbe da mettere in conto alle diversità culturali delle tradizioni umane. Testimonianza dell'universalità della cultura del genere umano e l'insegnamento ci è fornito dalla stessa storia della tauromachia (la pratica della tauromachia risale tra il 16e ed il 18e secolo).
La presa di potenza dell'umanesimo non esclude la corrida, dovuto al fatto dell'universalità potenziale dei suoi valori.
Ci vuole uno sradicamento alla natura dell'umanesimo, con una esperienza di pensiero laddove la corrida era già una evidenza.
Paradossale, con la parte di senso della corrida che sarebbe transparente (lo si vede nell'arena) la forza selvaggia si trova sottomessa all'uomo, il quale va a canalizzarla suscitando delle emozioni negli spettatori per la sua natura estetica (il saper toreare, imporre le fasi del combattimento all'animale, costituiscono le dimensioni estetiche della tauromachia ) con la sottomissione di una materia cieca ed il tipo di valore che esprime.
Designazione della cultura come legame proprio all'uomo.
Educare le bestie come si fa con i bambini (!!)
Il toro rappresenta, al meglio, la forza bruta ed incarna tutto ciò che non è umano.
La vittoria della sua morte è imposta dall'uomo ed il toro recita con colui che lo disprezza, ciò che è una illusione nella tragedia del suo destino.
La corrida mette in scena tutti i problemi ai quali l'uomo è sovente confrontato ed è un'arte interplanetaria.
Se il toro da combattimento si prefigge la Natura, egli non è la Natura i cui capricci sono stati ammaestrati dai diversi allevamenti.
Espressione metaforica della natura imitata e che la corrida uccide.
Ma c'è un dilemma: la natura apre lo spazio della cultura attraverso questa necessità di fare soffrire ed uccidere.
Ipotesi formulata = questo simbolo di processo della cultura denota qualche cosa di equivoco della modernità e delle sue scelte, attraverso la sofferenza e la morte, e non c'è umanesimo in tutto ciò che l'essere umano percepisce come una minaccia personale.
La corrida sarebbe dunque necessaria alla logica della modernità ed essa è un'arte tragica perché l'uomo se ne dona una immagine simbolo della tragedia della sua propria esistenza.
Fine dell'intervento.
Domande del pubblico:
Relazioni intime tra la corrida e la Messa! Estetica popolare (una signora).
Vincent Delecroix risponde che bisogna bandire ogni relazione tra corrida e religione, e propone una relazione alla Nietzsche.
Un ascoltatore insiste sull'aspetto religioso: abiti dei matador, immagini pie, passaggio alla cappella, segno di croce entrando nell'arena ecc.
Il Sig. Delacroix risponde che si deve considerare la corrida in uno spazio sociale legato ad altri riti (folcloristici ecc.) e che essa appartiene, attraverso il suo gestuale, a tutta la comunità. Se ci si mette al centro dell'arena, l'idea che esistano degli elementi religiosi nel comportamento degli attori non vuole dire che il rituale della corrida sia religioso. Non bisogna fare delle transcendenze legate a questo rituale, che introduce un significato di pura superficie, la quale rinvia unicamente al prodotto.
Alain Renaut non vuole delle "spagnoleggiate" (sic) e desidera che ci si concentri sui fattori culturali ed/o storici. L'apparizione e lo sviluppo della "faena" (ndt: l'ingresso in pista di tutti i partecipanti alla corrida - compresa la manovalanza che con un traino di cavalli porta fuori i tori morti, o quasi) contribuiscono ai valori della corrida, soggetto sul quale egli desidera insistere. Strappo alla natura, precaria e sempre minacciata, che comporta questa messa in scena attraverso il lavoro dei picador e le sofferenze che ne risultano.
La corrida simbolizza la cultura che fa soffrire, a cui si aggiunge la morte.
Un sudamericano chiede la parola e vorrebbe sapere se la messa a morte non sarebbe uno scacco della natura in ragione della sottomissione del toro, donde deriva questo omaggio all'animale selvaggio.
Il Sig. Renaut risponde ancora sulla rirualità della corrida, afferma che, su qualche decennio, si constata che la messa a morte evrebbe una importanza relativa, meno grande oggi, e conclude che questa messa a morte potrebbe non essere indispensabile.
Un altro spettatore insiste, pretendendo che la messa a morte sarebbe la finalizzazione del torero che dominerebbe la violenza attraverso la morte del toro!
Il Sig. Delecroix asserisce che non vuole ritualizzare la corrida =
- in una funzione classica, il gestuale non sarebbe un'etica rituale, non c'è dunque coppia con il torero.
- Non vuole confondere estetica ed elaganza, donde il rinvio permanente tra estetica ed etica sboccanti sulla purezza dell'estetica.
Alain Renaut aggiunge l'eccezzionalità reintroducendo la finalità. La messa a morte è acquisita prima per la resa del toro e non per la sua morte.
E ridice = bisogna uccidere la Natura perché essa risorge sempre e noi (esseri di cultura) e la messa a morte ne facciamo dunque parte.
Ciò origina una nuova domanda da parte di uno spettatore = Pur d'accordo con la tesi del Sig. Renaut, la corrida non riannoderebbe piuttosto con la Natura, glorificandola nel toro e nel torero, e ricorda che Kant affermò "l'animale non è che un oggetto".
Il Sig. Renaut risponde di nuovo = Kant non avrebbe, senza dubbio, amato la corrida visto la sua idea che non bisogna far soffrire gli animali, ma non si può separare la corrida dal simbolismo e conviene dunque cercare il senso al di là, per esempio nel pubblico che "eleva" il toro ! (sic)
Fine dell'intermezzo.
Victor Gomez-Pin (Università di Barcellona) prende la parola : egli avoca tra l'altro il Tribunale di Ginevra ed i Diritti degli animali (vedere Franz Weber : Tribunale Internazionale dei diritti degli animali), cosa che sarebbe pericolosa per la corrida. Poi anche qualche presa in giro sull'azione di Brigitte Bardot (in modo particolare per l'operazione bebé foca ecc.) e la cosa muove al sogghigno qualcuno del pubblico.
In una logorrea non troppo facile da seguire, Victor Gomez-Pin si innervosisce un po' sulla metafisica riguardante la determinazione delle speci, sull'attitudine animalista radicale evocando Aristotele e precisando che in nessuna maniera, e contrariamente agli umani, gli animali avrebbero una specie in essi, cosa che sarebbe importante per i militanti che rivendicano la tauromachia.
In questo mistico "animalista" il rispetto per un animale non ha senso perché si può avere dell'affezione per lui, ma non del rispetto.
L'animale soffre a causa del suo sitema nervoso centrale, ma se si fa astrazione dell'umano, questo sistema non sarebbe decisivo e la natura sarebbe cieca.
Inversione delle gerarchie e pulsione su ciò che trascende la nostra umanità con sovversione dell'ordine naturale. Poi affronta il nihilismo, stigmatizando la mancanza di fiducia nelle nostre capacità.
Evoca l'angoscia paralizzante che le donne conoscerebbero dinanzi l'esistenza biologica, marcata dalla morte (la completezza).
Razionalizzazione della morte ed il surmontare la paura della morte, anche quando essa è degna, ciò che non è il caso per gli animali in rapporto agli uomini.
Quella dell'uomo sarebbe una fertilità spirituale con moralità della pienezza.
Non bisogna dunque rifiutare la crudeltà della tauromachia poiché tutto ciò che è umano, è tragico.
La tauromachia non è dunque una colpa , ma " legittimizza " l'arte, nella modo in cui essa la serve e nell'origine etica delle sue aspirazioni.
Fine di questa prima sessione.
Lasciamo la conclusione ai nostri osservatori:
Jean Poignet :
Ci trovavamo in mezzo ad un aeropago di intelluttali (di alto livello, se non vi dispiace!) utilizzanti una allucinante retorica al fine di creare uno schermo di fumo destinato a nascondere la loro nullità.
Questa pretenziosa altezza di visuale, questo caos vanitoso che facevano vedere, me li rende del tutto indigesti.
Troppo è troppo! Al punto di diventare ripugnanti.
Li classifico, una volta per tutte, nella categoria dei perversi che vogliono ad ogni prezzo e con tutti i mezzi, sino al più vile, sino al più snob, legittimare l'insopportabile.
Son essi ancora degli uomini o sono diventati delle macchine culturali senza coscienza? Non saprei precisarlo, sperando di tutto cuore che un tale furore nevrotico non rifletta la realtà francese odierna.
Dopo aver assistito ad un vero triller psicologico, vi segnalo che il loro pianeta non è il mio.
E come disse l'intrattenitore Bedos: "A vederli ed a sentirli, c'è da rimanere disgustati di mandare i ragazzi a scuola!"
Christian B :
Ho assistito venerdì 16 e sabato 17 dicembre 2005 al colloquio organizzato alla Scuola Normale Superiore su "Etica ed estetica della corrida". E' stato difficile restare calmo, silenzioso, all'ascolto delle diarree verbali degli intervenenti, professori di università per la maggior parte, o meglio ancora membri dell'Accademia francese.
Ore ed ore di discorsi per cercare delle referenze storiche o contemporanee presso filosofi, pittori, scrittori, musici e nella danza, al fine di cauzionare la tauromachia.
Tutto era buono per non affrontare la realtà, per rendere intellettuali gli interventi, per fare un dibattito dell'immaginario, la parola d'ordine data era senza dubbio di valorizzarsi, di rassicurare i membri della stessa tribù e d'impressionare gli altri per l'altezza artificiale degli interventi.
Scritti di Kant, Seneca, Epitteto, Nietzsche, Proust, Jean Paul Sartre ed altri ancora, sono stati oggetto delle più nebulose interpretazioni.
Colloquio di deliri in comunità per donarsi l'illusione di essere degli iniziati dell'umanesimo, dell'etica, dell'arte, della semantica, della cultura e dei rituali.
Questo alto consesso dell'intellighenzia taurina, che malgrado il luogo dove si svolgeva e la sua corrispondente reputazione, era ridotto a 60-90 persone; gli intervenenti erano numerosi a seguire l'andamento del "colloquio", gli amici più cari erano stati invitati ed il resto era formato da "aficionados" convinti. Tutti si conoscevano! Era una riunione di famiglia! Credo quindi che il proselitismo sperato da questa manifestazione sia stato molto ridotto, i taurini hanno parlato a dei taurini.
Sabato mattina, il Sig. Frédéric Pouillade, prima della sua conferenza, ha deplorato che non ci fosse un vigile all'entrata allo scopo di sorvegliare i presenti per ragioni di sicurezza, sarebbero state ricevute delle minacce!
Un altro oratore, il Sig. Victor Gomez-Pin, professore all'Università Autonoma di Barcellona ha detto che ormai, nella sua città, un colloquio di questo genere non sarebbe realizzabile (non ha detto viva la Francia dove i taurini sono ancora considerati, ma credo fosse sottinteso).
Il Signor Daniel-Jean Vallade (assessore del Comune di Nîmes) ha dichiarato che niente sarà ancora uguale dopo questo " colloquio "… ( !!)
Io spero che le associazioni anticorrida gli precisino che effettivamente questo colloquio ha permesso di capire ancora meglio lo stato di sfascio mentale dell'ambiente taurino e che le nostre reazioni, per andare verso un reale umanesimo ed una estetica che non bagni nel sangue, saranno ancora più numerose e vive.
Questa manifestazione ha permesso loro di dissertare sulla loro passione morbosa, senza contradditori, solamente degli interventi per indicare delle leggere sfumature o per apportare un delirio in più, era la beatitudine, il nirvana taurino.
Il 18/12/2005
Inoltre vedere un testo di Gérard Charollois, Pdt de la CVN